L’INTERVISTA A MARCO RAMADORO
Il 24 Giugno scorso, è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale La Legge Spazio, con la quale, finalmente, l’Italia si appresta a colmare una lacuna normativa in un settore sempre più fondamentale.
Le disposizioni della Legge Spazio, si applicano alle aree sotto la sovranità italiana, indipendentemente dalla nazionalità degli operatori, e si estendono anche alle attività spaziali condotte da operatori italiani al di fuori del territorio nazionale. Questa scelta è in linea con i trattati internazionali, come l’Outer Space Treaty e la Liability Convention, che attribuiscono agli Stati la responsabilità per le attività spaziali dei propri cittadini.
La legge Spazio recepisce le previsioni delle convenzioni internazionali, come la Registration Convention del 1975 e la Liability Convention del 1972, introducendo un regime di responsabilità oggettiva per i danni causati dagli operatori spaziali. Questo garantisce che l’Italia sia allineata con gli standard internazionali e che le attività spaziali siano condotte in modo sicuro e responsabile, coinvolgendo all’uopo anche il settore assicurativo.
Per approfondire meglio, abbiamo rivolto qualche domanda a Marco Ramadoro Presidente e Co-Fondatore di Stellar Project, nonché esperto di assicurazioni in ambito aerospaziale.
Finalmente è arrivata in Italia la Legge spazio, cosa ne pensi?
Un atto importante che anticipa quanto sta accadendo a livello europeo e può senza dubbio segnare la strada da percorrere in un settore che, per la sua crescente importanza, necessita di una regolamentazione specifica delle attività
Come funziona, secondo te, il regime di responsabilità oggettiva previsto dalla Legge Spazio e quali sono le sue implicazioni per chi opera nel settore spaziale?
Il regime della responsabilità oggettiva è in vigore a livello internazionale da moltissimi anni e per il momento ha funzionato come previsto, la nostra nuova legislazione ha accolto e normato a livello nazionale quanto già in vigore a livello internazionale.
Quali sono, secondo la tua esperienza, le sfide principali che una compagnia assicurativa deve affrontare quando fornisce copertura per le attività spaziali?
Innanzitutto comprendere e poi valutare il rischio che non si limita al solo rischio tecnologico, cioè che la tecnologia impiegata in un satellite o in un vettore di lancio funzioni e sia affidabile nel tempo ma bisogna comprendere e valutare il contesto di mercato perché non bisogna mai dimenticare che l’oggetto della copertura assicurativa è un elemento di una attività economica più ampia e complessa il cui successo deve necessariamente essere sostenuto da un piano economico solido e stabile. Quindi la sfida principale è quella della competenza tecnologica unita ad una comprensione delle dinamiche del business.
Cosa dovremmo aspettarci dai decreti che seguiranno questa legge (determinazione dei requisiti e dei termini per il rilascio delle autorizzazioni etc.)
Domanda difficile, ci saranno probabilmente degli assestamenti e dei chiarimenti soprattutto riguardo ai soggetti obbligati e poi bisognerà seguire l’evoluzione della normativa europea che potrebbe richiedere degli adeguamenti alla normativa nazionale.
Cosa implica per gli operatori spaziali, il massimale assicurativo di 100 milioni di euro per sinistro?
Sicuramente un aumento dei costi, che potrebbe essere più contenuto se gli operatori spaziali riusciranno ad affidarsi a seri professionisti nel mondo dell’intermediazione assicurativa che potranno condurli nel mercato dell’ RCT che è ormai maturo sia a livello nazionale che internazionale.
Quali criteri ritieni dovrebbero determinare le fasce di rischio e i relativi massimali assicurativi inferiori per start-up e attività di ricerca?
Credo start i up e attività di ricerca siano maggiormente impegnate su lanci dii satelliti di dimenz sioni ridotte quindi è ragionevole che i massimali loro richiesti siano inferiori
Quali sono, secondo il tuo punto di vista, le principali differenze tra i requisiti assicurativi previsti dalla Legge Spazio italiana e quelli di altri paesi (se ce ne sono di rilevanti)?
La legge Spazio Italiana è parametrata in eccesso sui limiti già in vigore in altre nazioni spaziali del continente europeo, in particolare Francia e Regno Unito.
I requisiti imposti negli Usa sono molto superiori (500 mil contro i 100mil della legge italiana) ciò è dovuto in larga parte alla frequenza superiore dei lanci americani rispetto a quelli europei e anche alle tipologie di missioni. Ciò detto non bisogna dimenticare che le coperture RCTerzi spaziali e tutta la legislazione esistente nasce in larghissima parte per limitare le responsabilità dei singoli stati per eventuali danni causati dalla caduta sulla terra di oggetti spaziali senza tenere in gran conto la responsabilità civile che potrebbe emergere a seguito di possibili collisioni nello spazio le cui conseguenze sul business spaziale dovranno necessariamente essere oggetto di attenti approfondimenti sia dal punto di vista dell’entità dei possibili danni sia da quello della sostenibilità delle attività spaziali stesse.
Come immagini l’evoluzione del settore delle assicurazioni aerospaziali nel prossimo futuro?
Credo che il mondo assicurativo spaziale stia vivendo già da qualche anno una fase di importante transizione causata dalla imponente crescita delle attività private nello spazio. Si aprirà un nuovo capitolo molto più simile a quelli relativi al mondo marittimo o aeronautico. In questa fase una legislazione attenta alla gestione del rischio ed alla creazione di un mercato assicurativo specializzato più ampio e disponibile sarà sicuramente determinante.
Quali innovazioni tecnologiche, secondo te, stanno influenzando il settore delle assicurazioni spaziali?
Senza dubbio il riutilizzo e recupero del primo stadio dei lanciatori influirà moltissimo aumentando il numero dei lanci e rendendoli più economici, come ha dimostrato ampiamente SpaceX .
In che modo pensi che le start-up e le nuove imprese spaziali stiano cambiando il panorama delle assicurazioni aerospaziali?
Sta cambiando la mentalità e soprattutto la velocità di realizzazione dei progetti, c’è più tolleranza verso eventuali fallimenti visti come parte del processo di apprendimento e quindi anche gli assicuratori dovranno adeguarsi a questi cambiamenti e non sarà un processo indolore
Quale ruolo attribuisci alle collaborazioni internazionali nel settore delle assicurazioni spaziali?
Un ruolo fondamentale, non esisterebbe mercato assicurativo spaziale se non vi fossero collaborazioni a livello internazionale, sia a livello riassicurativo che a livello tecnico.
Che misure pensi possano essere adottate per garantire la sostenibilità delle attività spaziali?
Bisogna prendere più seriamente la questione del sovraffollamento e dei detriti che pongono importanti quesiti all’accesso allo spazio già da oggi. Le norme e i progetti internazionali e nazionali che affrontano la questione vanno rinforzati ed accelerati per non rischiare di pregiudicare il futuro degli avanzamenti tecnologici fin qui raggiunti..
E’ necessario inoltre non stancarsi di sottolineare e continuare ad affermare con vigore che lo spazio extra atmosferico è un patrimonio comune dell’umanità e come tale non dovrebbe essere utilizzato per scopi contrari agli interessi comuni alla sopravvivenza del nostro pianeta.
C’è qualcos’altro che vorresti aggiungere riguardo alla Legge Spazio o al settore delle assicurazioni aerospaziali?
I legislatori hanno una responsabilità importantissima nel segnare la direzione in cui si muoveranno tutte le attività che faranno uso dello spazio, la nostra legge nazionale è un primo importante passo in questo senso.
Ringraziando Marco per il prezioso contributo speriamo di poter approfondire presto i progetti di Stellar Project, nel frattempo chi volesse approfondire e leggere la Legge completa può cliccare QUI






































































































