Oggi si celebra la Giornata internazionale della parità retributiva, un’occasione per riflettere sul valore del lavoro e sull’importanza di garantire a tutti, indipendentemente dal genere, una retribuzione equa per prestazioni di pari valore.
Questa giornata, promossa dalle Nazioni Unite, nasce per sensibilizzare governi, imprese e cittadini su un tema ancora troppo attuale: il divario salariale di genere. Nonostante i progressi degli ultimi decenni, infatti, le donne continuano a guadagnare meno degli uomini, anche quando svolgono le stesse mansioni con pari competenze.
ITALIA: IL GENDER PAY GAP NEL 2025
In Italia, il quadro è complesso. Secondo gli ultimi dati diffusi da ISTAT e INPS, nel 2025 le donne guadagnano in media il 5,6% in meno rispetto agli uomini a parità di ruolo. Ma il divario si amplia se si considerano altri fattori:
- Nel settore privato, la differenza retributiva arriva al 15,9%, mentre nel pubblico si riduce al 5,2%.
- Tra i laureati, le donne percepiscono il 16% in meno rispetto ai colleghi uomini.
- Le donne lavorano mediamente meno ore rispetto agli uomini, spesso per via di contratti part-time non scelti ma imposti dalle condizioni familiari o dal mercato.
- Solo il 21% delle posizioni dirigenziali è occupato da donne, e meno di un terzo ha un contratto da quadro.
- Il divario si riflette anche sulle pensioni: le donne ricevono assegni inferiori del 25% (pensioni anticipate) e del 44% (pensioni di vecchiaia).
Questi numeri non raccontano solo una disparità economica, ma anche una disuguaglianza strutturale nell’accesso alle opportunità, nella progressione di carriera e nel riconoscimento del lavoro di cura, spesso invisibile ma fondamentale.
LA SVOLTA DELLA TRASPARENZA SALARIALE
Per affrontare queste disuguaglianze, l’Unione Europea ha introdotto la Direttiva 2023/970, che punta a rendere più trasparente il sistema retributivo. Gli Stati membri, Italia inclusa, dovranno recepire la normativa entro il 7 giugno 2026.
Tra le misure previste:
- Gli annunci di lavoro dovranno indicare la fascia retributiva prevista.
- I candidati non potranno più essere interrogati sullo storico salariale.
- I lavoratori avranno diritto a conoscere le retribuzioni medie per genere e ruoli simili.
- Le aziende con più di 100 dipendenti dovranno pubblicare regolarmente dati sul divario retributivo.
- Se il gap supera il 5% senza giustificazioni oggettive, saranno obbligate ad adottare misure correttive.
Questa direttiva rappresenta un passo concreto verso una maggiore equità, promuovendo una cultura aziendale più trasparente, inclusiva e meritocratica.
UN IMPEGNO CONDIVISO
La Giornata internazionale della parità retributiva non è solo una data simbolica, ma un invito all’azione. Per colmare il divario salariale serve un impegno condiviso: dalle istituzioni che devono garantire leggi efficaci, alle imprese che possono adottare politiche più eque, fino ai cittadini che possono contribuire con scelte consapevoli e informate.
La parità retributiva non è un privilegio, ma un diritto. E riconoscerlo significa costruire una società più giusta per tutti.






































































































