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ADOLESCENTI, RELAZIONI E VIOLENZA ONLIFE

Le ragazze stanno bene?” Per Save the Children e Ipsos, purtroppo, la risposta è no. In una recente indagine sulla violenza “onlife” nelle relazioni intime tra adolescenti in Italia, infatti, sono emersi dati allarmanti che non devono essere ignorati.

Ogni giorno, leggendo i giornali, ci troviamo davanti una realtà che non dovrebbe esistere, in cui spesso gli adolescenti perpetuano relazioni violente in cui comportamenti di controllo, violenza psicologica ed emotiva, violenza fisica e sessuale vengono considerati “normali” dai ragazzi stessi.

ADOLESCENTI E VIOLENZA DI GENERE

Il sondaggio, condotto su un campione rappresentativo di 800 ragazzi e ragazze tra i 14 e i 18 anni, mostra che il 30% degli adolescenti considera la gelosia un “segno d’amore” e che 1 su 5 ritenga normale che in una relazione possa verificarsi “uno schiaffo” di tanto in tanto.

Comportamenti che hanno scaturito nel 19% di chi ha, o ha avuto una relazione intima, un senso di paura nei confronti del partner per via di atteggiamenti violenti, come schiaffi, pugni, spinte o lanci di oggetti.

Inoltre, tra gli adolescenti che hanno avuto una relazione, il 26% ha vissuto situazioni in cui il partner ha creato un profilo falso per controllarli o, nell’11% degli intervistati ha subito la diffusione non autorizzata delle proprie foto intime da parte di altre persone.

VIOLENZA SESSUALE E COLPEVOLIZZAZIONE DELLA VITTIMA

Un’altra fotografia preoccupante che esce fuori riguarda il tema del consenso al rapporto sessuale. Il 43% degli intervistati, infatti, concorda sull’idea che, se una ragazza non desidera avere un rapporto sessuale con qualcuno, troverà un modo per evitarlo.

Altro tema riguarda la colpevolizzazione della vittima di violenza sessuale. Non solo, il 29% ritiene che le ragazze possano contribuire a provocare la violenza sessuale con il loro modo di vestire e/o comportarsi, il 24% (26% tra i ragazzi e 21% tra le ragazze) pensa che una donna che non dica esplicitamente “no” sia, in fondo, disponibile al rapporto anche nel caso in cui – per il 21% (senza differenze significative tra ragazze e ragazzi) – la ragazza sia sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o alcol.

COMPORTAMENTI VIOLENTI E FORME DI CONTROLLO

È stato chiesto poi agli adolescenti di esprimere opinioni più dettagliate riguardo alle forme di controllo o comportamenti violenti presenti o subiti all’interno della coppia. È emerso che, in ambito sentimentale, più della metà degli adolescenti ha sperimentato comportamenti dannosi e violenti, che vanno dalle chiamate insistenti fino ad atteggiamenti aggressivi.

Il 65% delle ragazze e dei ragazzi, infatti, ha subito almeno un comportamento di controllo da parte del partner tra cui:

  • non accettare contatti da qualcuno/a sui social (42%);
  • non uscire più con delle persone (40%);
  • poter controllare i propri profili sui social (39%);
  • non vestirsi in un determinato modo (32%);
  • sentirsi dire, in un momento di difficoltà, che il partner avrebbe commesso un gesto estremo facendosi del male (25%).

Un numero simile di adolescenti, il 63%, ammette di aver esercitato almeno uno di questi comportamenti di controllo verso il partner.

Per quanto riguarda i comportamenti violenti, il 52% degli adolescenti in coppia dichiara di averli subiti almeno una volta. Questi comportamenti includono:

  • essere chiamato con insistenza al telefono per sapere dove ci si trovava (34%);
  • essere oggetto di un linguaggio violento, con grida e insulti (29%);
  • essere ricattati per ottenere qualcosa che non si voleva fare (23%);
  • ricevere con insistenza la richiesta di foto intime (20%),
  • essere spaventato da atteggiamenti violenti (schiaffi, pugni, spinte, lancio di oggetti, 19%);
  • condividere foto intime con altri senza consenso (15%).

Il questo caso, il 47% ammette di aver commesso almeno una volta questi comportamenti nei confronti del proprio partner.

CONSENSO E STEREOTIPI DI GENERE

L’indagine ha anche analizzato in che modo gli adolescenti interpretano il “consenso” al rapporto sessuale. Sebbene 90% ritiene fondamentale chiederlo sempre, anche in una relazione stabile, sono molti quelli che trovano difficile la sua applicazione: il 36%, infatti, pensa di poter dare per scontato il consenso della persona con cui si intrattiene una relazione mentre il 48% trova difficile rifiutare un rapporto sessuale se la richiesta arriva dal/la partner.

Per quanto riguarda gli stereotipi di genere, dal sondaggio emerge che piangere, esprimere emozioni, sacrificarsi per il bene della relazione e prendersi cura degli altri siano caratteristiche da associare maggiormente alle donne.
Un modo di pensare che raramente avremmo associato alle nuove generazioni, pensando che fosse soltanto appannaggio di tempi passati.

LE RELAZIONI “ONLIFE”

Altro elemento analizzato nel report “Le ragazze stanno bene?” riguarda il modo in cui il mondo digitale entra a far parte delle relazioni. Nella vita relazionale degli adolescenti, infatti, l’interconnessione tra la dimensione online e offline è diventata sempre più stretta tanto che la maggior parte ha fatto amicizia online con persone sconosciute o ha utilizzato i social media per avvicinarsi o conoscere qualcuno che gli piace.

Questa interconnessione si applica anche nelle relazioni intime. Circa il 28% dei ragazzi e delle ragazze, infatti, ha scambiato con il partner o persone di interesse video e/o foto intime, un numero che sale al 40% tra coloro che hanno avuto o sono in una relazione.

A preoccupare, però, è il fatto che 1 adolescente su 3 ha ricevuto materiale a sfondo sessuale da amici o conoscenti e che 1 su 10 ha condiviso, almeno una volta, il materiale ricevuto dal partner senza il suo consenso esplicito.

CRESCE L’INTERESSE NELLE TEMATICHE DI GENERE

Sebbene le evidenze presentate finora siano preoccupanti e vanno prese sul serio, dall’indagine condotta emergono anche aspetti positivi, tra cui un crescente interesse degli adolescenti per le questioni di genere come stereotipi, violenza e aspettative sociali. Famiglia, scuola e amici sono i principali contesti in cui si discute di questi argomenti ma anche film, serie TV, documentari e programmi televisivi offrono un’opportunità di approfondimento.

In caso di violenza fisica da parte del proprio partner, la maggioranza degli adolescenti si rivolgerebbe prima alla madre (60% tra coloro che condividerebbero l’esperienza), poi al padre (43%) e alle forze dell’ordine (26%). A seguire amici, amiche, fratelli, sorelle, personale scolastico e numeri di assistenza.

Lo stesso ordine si ripete nel caso di assistere a un episodio di violenza fisica in cui una persona conosciuta viene aggredita dal partner. L’82% degli adolescenti è sicuro di parlarne con altri, mentre solo il 10% probabilmente o sicuramente non lo farebbe e l’8% è incerto.

LE PROPOSTE DEI GIOVANI: SENSIBILIZZAZIONE E EDUCAZIONE AFFETTIVA

Tra le misure considerate più utili per incoraggiare i giovani a chiedere aiuto in caso di violenza all’interno di una relazione intima, gli adolescenti hanno indicato quanto segue in ordine di importanza:

  • Un numero telefonico gratuito dedicato per segnalare o richiedere consigli e informazioni sulla violenza (42%)
  • Programmi educativi per le scuole che coinvolgano insegnanti, studenti e familiari (36%)
  • Una maggiore conoscenza delle procedure di segnalazione (33%)
  • Servizi di supporto scolastico (32%)

Per quanto riguarda, invece, gli strumenti che le scuole possono adottare per sensibilizzare gli studenti sulla violenza di genere, gli adolescenti hanno dato priorità a:

  • Un servizio di supporto psicologico in ambito scolastico (43%)
  • La formazione dei docenti per riconoscere i segnali (40%)
  • L’educazione sulle diverse forme di violenza, le sue origini e conseguenze (39%)
  • L’istruzione sessuale ed emotiva fin dalle scuole medie (32%)

“In questo quadro, è molto importante cogliere l’attenzione e la voglia di approfondire queste tematiche che emerge dagli stessi ragazzi e ragazze per fare in modo che l’educazione alla affettività, alla sessualità e alle relazioni non violente divengano parte integrante di tutti i percorsi di crescita, con un forte impegno – come gli stessi ragazzi interpellati indicano – anche nella formazione delle figure adulte di riferimento, a partire dai docenti.

È allo stesso tempo necessario diffondere a tappeto la conoscenza dei percorsi e degli strumenti di aiuto, a partire dal numero verde 1522, e promuovere nelle scuole punti di ascolto e di orientamento. È indispensabile un impegno sistematico e organico del quale gli adolescenti possano sentirsi protagonisti”. 

Raffaela Milano, Direttrice Ricerche e Formazione di Save the Children

#chiamalaVIOLENZA

In concomitanza con la pubblicazione, è stata anche lanciata la campagna #chiamalaVIOLENZA, mirata a sensibilizzare sull’abitudine di normalizzare comportamenti violenti e di controllo, spesso camuffati come manifestazioni di gelosia e possessività.

L’obiettivo è dare a tali comportamenti la giusta etichetta, identificandoli come forme di violenza o abuso.

Il report include i risultati di un’indagine qualitativa condotta grazie in collaborazione con il Dipartimento Giustizia Minorile e di Comunità insieme alle Unità di Servizio Sociale per Minorenni e gli Istituti Penali per Minorenni.

Report completo: “Le Ragazze Stanno Bene? Indagine sulla violenza di genere onlife in adolescenza”. 

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