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SMART WORKING, DA NECESSITÀ AD OPPORTUNITÀ

Lavoro, Smartworking

SMART WORKING, DA NECESSITÀ AD OPPORTUNITÀ

Una scelta vantaggiosa per aziende, lavoratori ed ambiente

Nonostante l’utilizzo dello Smart Working, rispetto allo scorso anno, sia sceso – soprattutto nella Pubblica Amministrazione e nelle PMI – il suo uso resta ancora consistente. Ad oggi, infatti, i lavoratori agili sono circa 3,6 milioni impiegati soprattutto nelle grandi imprese che costituiscono quasi la metà del numero complessivo.

Queste ultime, infatti, hanno visto un incremento al 91% con una media di 9,5 giorni di lavoro da remoto al mese contrariamente alle piccole e medie imprese in cui lo Smart Working è passato dal 53% al 48% con una media di circa 4,5 giorni al mese.

Ma a cosa è dovuta questa contrapposizione tra le due realtà? Per l’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano a frenare le PMI sarebbe la cultura organizzativa stessa delle imprese che tendono a privilegiare il controllo della presenza vedendo lo Smart Working solo come a soluzione legata all’emergenza. Diverso invece il discorso per la PA che è vincolata alle disposizioni di Governo che hanno spinto per il “rientro” in presenza dei suoi dipendenti.

SMART WORKING COME OPPORTUNITÀ DI RISPARMIO

A beneficiare maggiormente dell’impiego del lavoro flessibile, soprattutto in questo periodo, sono i costi energetici. Se per i lavoratori il risparmio si aggira intorno ai 600 euro l’anno, per le aziende è tutta un’altra storia. Sono proprio loro, infatti, ad ottenere i benefici maggiori con una riduzione potenziale di circa 500 euro l’anno a “postazione”.

Come? Consentendo ai lavoratori di fruire di due giorni di lavoro da remoto cercando di “isolare” le aree dell’ufficio non inutilizzate. Inoltre, organizzando la turnazione in modo tale che non ci siano “accavallamenti”, si può ridurre lo spazio della sede del 30% arrivando ad un risparmio di circa 2.500 euro l’anno a lavoratore.

“Nel complesso lo Smart Working comporta una generale riduzione dei costi sia per i lavoratori sia per le aziende che lo adottano. In questo momento di grave tensione su costi energetici e inflazione, questo risparmio potrebbe essere impiegato per fronteggiare la crisi e sostenere la redditività aziendale e il potere d’acquisto dei lavoratori.

Le organizzazioni potrebbero valutare di restituire ai lavoratori una parte del risparmio ottenuto, ma nella nostra rilevazione oggi solo il 13% delle aziende del campione prevede per i lavoratori che lavorano da remoto dei bonus o rimborsi che non siano buoni pasto”. 

Fiorella Crespi, Direttrice dell’Osservatorio Smart Working
OPPORTUNITÀ PER L’AMBIENTE

Oltre al risparmio economico, l’applicazione dello Smart Working può “risparmiare” all’ambiente circa 450 Kg di CO2 annui per persona. Il Politecnico di Milano attraverso il suo Osservatorio ha calcolato questo risparmio un tre componenti su base annua: “la riduzione degli spostamenti, che permette il risparmio di 350 Kg di CO2, le emissioni risparmiate nelle sedi delle organizzazioni che hanno introdotto lo Smart Working (pari a circa 400 Kg di CO2) al netto delle emissioni addizionali dovute al lavoro dalla propria abitazione (in media circa 300 Kg di CO2)“.

Se pensiamo all’impatto che questo può generare sul nostro Paese il vantaggio è considerevole. Infatti, si andrebbe a ridurre un quantitativo di emissioni pari a quello assorbito da un’area boschiva grande quanto 8 volte l’estensione del comune di Milano: circa 1.500.000 Ton annue di CO2.

ENGAGEMENT E BENESSERE 

Per ottenere maggiori benefici in termini di benessere ed engagement non basta, però, il solo far lavorare i dipendenti da remoto ma occorre ripensare al modello stesso di organizzazione.

Per Mariano Corso, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Smart Working, infatti, occorre riflettere su cosa sia “il vero Smart Working” e trasformarlo in un’opportunità per attuare un cambiamento profondo “incentrato sul lavoro per obiettivi e una digitalizzazione intelligente delle attività“.

Andando ad analizzare le modalità di lavoro, è possibile identificare tre tipi di lavoratori:

  • on-site worker, lavorano fisicamente dalla sede di lavoro;
  • lavoratori remote non smart, lavorano da remoto ma senza altre forme di flessibilità; 
  • smart worker, lavorano per obiettivi con flessibilità sia oraria che di sede.

A mostrare livelli di benessere ed engagement più elevato sono proprio questi ultimi: gli smart worker. I lavoratori remote non smart, invece, hanno minore benessere e un livello di engagement molto basso (6%) inferiore anche ai lavoratori on-site.

Da questo possiamo evincere che non basta lavorare da remoto ma occorre creare un modello di lavoro completamente diverso più flessibile e più stimolante basato su obiettivi da raggiungere.

“Chi ha applicato lo Smart Working in modo emergenziale durante la pandemia deve essere consapevole che, se tornare indietro a un modello tradizionale di lavoro on-site può risultare difficile o impopolare, fermarsi a una applicazione superficiale, senza un’evoluzione coerente del modello organizzativo e manageriale che preveda una crescita di autonomia nella gestione degli orari e nel lavoro per obiettivi, rischia di non far ottenere benefici di miglioramento di produttività e benessere, e addirittura peggiorare la situazione rispetto a una condizione tradizionale di lavoro on-site”. 

Osservatorio Smart Working
SPAZI DI LAVORO NUOVI

Ad influire sull’operato e sul benessere – e quindi sull’operatività – dei lavoratori c’è anche lo spazio di lavoro. Le organizzazioni hanno acquistato maggiore consapevolezza di quanto un ambiente di lavoro motivante possa influire tanto che il 52% delle grandi imprese ed il 30& delle PMI ha già provveduto o sta provvedendo ad apportare interventi di modifica.

“L’evoluzione futura dei modelli di Smart Working prevede sostanzialmente lo stesso numero di giorni da remoto di quelli attuali. Ma si prevedono nuovi modelli di workplace con “spazi identitari” e finalizzati a favorire la collaborazione e l’interazione con colleghi e stakeholder prima ancora che il lavoro individuale, oltre che da una maggiore diffusione e capillarità di sedi sul territorio anche con l’utilizzo di ambienti terzi come business center e spazi di coworking”.  

Osservatorio Smart Working

Lo Smart Working, in quest’ottica, diventa una vera e propria scelta vincente per migliorare il proprio business, favorire il benessere dei propri dipendenti e contribuire alla salvaguardia del nostro Pianeta.

Dati: Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano

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