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ciclabili in città

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CITTÀ CICLABILI

Uno dei principali effetti positivi della pandemia, è stato l‘incremento dell’uso delle biciclette e dei monopattini, che ha portato all’aumento anche delle superfici ciclabili nelle principali città.

Gli incentivi statali, l’astensione dall’utilizzo dei mezzi pubblici a causa del virus e lo stop delle palestre hanno permesso un vero e proprio boom dell’uso delle biciclette, dalle classiche a quelle elettriche, a pedalata assistita. Nel panorama dello sharing, accanto alle biciclette, i monopattini elettrici hanno invaso marciapiedi, strade e piazze.

UNA NORMATIVA INADEGUATA

Questo cambiamento pratico, come spesso accade, non è stato preceduto nè tantomeno accompagnato da un adeguamento delle normative, pertanto, al momento tutto avviene in nome di una chiara “de-regulation” a vari livelli.

Partiamo per esempio dal fatto che per l’uso della bicicletta e del monopattino NON è ancora previsto l’obbligo di indossare il casco protettivo, e nemmeno di sottoscrivere apposita assicurazione (assimilabile per scopi e intenti alla RCAuto). Inoltre questi mezzi non sono ancora obbligati ad avere una targa, che permetterebbe il riconoscimento e l’identificazione del proprietario.

CICLABILI UN PO’ IMPROVVISATE

Per tenere il passo con il rilancio della mobilità leggera ed integrata, che preveda un mix tra mezzi leggeri e mezzi pubblici, le amministrazioni hanno investito sulla realizzazione di molti km di piste ciclabili all’interno delle aree urbane di loro competenza, con effetti tutt’altro che scontati.

Se da un lato le superfici ciclabili sono indubbiamente cresciute, dall’altro sono state realizzate in modi spesso discutibili. Molte le polemiche soprattutto nelle grandi città, a partire da Milano e Roma. Ed è proprio sulla Capitale che vorremmo focalizzare la nostra analisi.

CICLABILE CAPITOLINA

Uno dei progetti più ampi, relativi alla ciclabile di Roma, risale a circa 15 anni fa, nell’ultimo periodo l’Amministrazione comunale, ricalcando proprio questo progetto ha ampliato la superficie ciclabile. Peccato che tutto il piano sembra privo di attualità, quasi improvvisato: la realizzazione ha previsto l’utilizzo di materiale bituminoso, senza analizzare la possibilità di ricorrere a uno dei molti materiali più green e tecnologici creati negli ultimi 15 anni di ricerca per la sostenibilità.

QUALCHE DETTAGLIO

La parte più bella e frequentata della ciclabile capitolina interessa il lungotevere basso e permette di pedalare godendo di una prospettiva della Città eterna, molto particolare ed inconsueta. Per realizzarla e per risistemarla recentemente si è ben pensato di buttare una quantità non ben identificata di asfalto direttamente sui sampietrini in modo irregolare, lasciando dislivelli notevoli avvallamenti e dossi. Non parliamo poi del fatto che la segnaletica orizzontale (e verticale) è totalmente inadeguata o assente.

Sempre sul lungotevere, questa volta a livello strada, si è pensato di realizzare la ciclabile in una corsia che prima era dedicata al parcheggio delle auto, spostando il parcheggio alla corsia successiva e lasciano una sola “corsia abbondante”, per la circolazione delle auto. Analoghe previsioni sono state fatte sulla via di Porta Portese (che ovviamente la domenica non è praticabile con il mercato in corso) e per il lungomare di Ostia, dove la circolazione, già molto costipata, durante i mesi estivi, raggiunge livelli di totale stasi.

Oltretutto le ciclabili confinanti con i parcheggi presentano una lunga serie di rischi, dall’apertura degli sportelli alle macchine che arrivano sulla strada impreparati e si ritrovano una corsia di parcheggio in mezzo alla carreggiata (anche con scarsa segnaletica).

EFFETTI A LUNGO TERMINE

Ciò che oggi possiamo intuire è una progettazione assolutamente inadeguata a fronte del massiccio impiego di bici e monopattini e dello sviluppo di una concreta mobilità integrata. Gli effetti si misureranno, come sempre, nel tempo, ed a parlare saranno i numeri di incidenti, danni etc. Speriamo che l’Amministrazione comunale, nel frattempo riveda le sue posizioni e corregga il tiro ove possibile, se non altro in nome del risk management, che in una città come Roma dovrebbe avere un ruolo centrale.

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