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Lavoro

COVID HOTEL

In piena “seconda ondata” pandemica, torna il tema dei cosiddetti “Covid Hotel“.

Per fare fronte all’emergenza il Ministero della Sanità, infatti, stipula accordi temporanei con le strutture alberghiere perché ospitino le persone che non necessitano di assistenza sanitaria particolare, sollevandole dal rischio di contagio in famiglia.

Una soluzione semplice, pronta e con costi irrilevanti rispetto al costo conseguente al contagio cui le stesse persone esporrebbero la Comunità. Gli albergatori si mettono a disposizione, anche perché, per gli esercenti è un modo per “reggere” in un periodo con prospettive inesistenti a livello turistico.

“Non lo facciamo certo per profitto in questo momento la ‘coperta’ è corta: i posti letto negli ospedali non bastano. Noi diamo una mano per allungare questa coperta”.

Bernabò Bocca – presidente di Federalberghi.
QUANTI E COME

Il numero dei Covid hotel non si sa con precisione, varia di regione in regione, a seconda degli accordi tra le Ats (Agenzie a tutela della salute) e le associazioni di categoria. Inoltre alcune strutture ospedaliere prendono accordi più o meno autonomi con alberghi limitrofi, ottenendo tariffe e servizi diversi. 

IN LOMBARDIA

La Lombardia, per ovvi motivi, aveva già aperto la strada a questo tipo di ospitalità sanitaria nella prima ondata pandemica e, chiaramente, in questa seconda è stata più pronta delle altre regioni nel riattivare l’organizzazione. Ad ogni modo, sembra che, mentre a Ottobre le strutture erano piene al 20%, attualmente lo sono tra il 5% e l’8%, con una domanda che sembra tesa ad aumentare.

“Per il momento stiamo mettendo a disposizione circa 150 posti letto in due hotel. Le strutture che hanno dato disponibilità per esigenze future sono una dozzina. Fanno pensione completa, con servizio in camera lasciando i pasti fuori dalla porta e sanificazione totale al check out dell’ospite. Tutto per 85 euro a persona al giorno, che salgono a 95 se l’albergatore deve anche misurare la temperatura e il dato sull’ossigenazione del sangue”.

Maurizio Naro – presidente di Federalberghi Milano, Monza Brianza e Lodi.

Lenzuola e detersivi vengono lasciati davanti alla porta, in modo da permettere agli ospiti di provvedere autonomamente alla pulizia delle stanze. Date le necessità delle strutture, per evitare di incorrere in ulteriori difficoltà economiche, i pagamenti sono stati stabiliti a 30 giorni.

NEL LAZIO

A Roma, ormai praticamente priva di turisti, su 1200 hotel ne sono rimasti aperti circa 200. Secondo Federalberghi Roma, i Covid hotel operativi sono 7 su 15 disponbili, con una domanda che sembra tendere a crescere. Molti dei degenti di questi hotel sono stranieri risultati positivi ai tamponi fatti all’aeroporto di Fiumicino, o persone che non dispongono di abitazioni che permettano di vivere in isolamento domestico. Il rimborso, dicono dalla sede capitolina dell’associazione di categoria, è di 30 euro al giorno per pernottamento e servizio di reception. Qui i pasti – sempre consumati in camera – vengono forniti dalla Protezione civile e consegnati dal personale sanitario. L’accordo con la Regione Lazio prevede che in ogni struttura ci siano infermieri sempre presenti per monitorare gli ospiti positivi.

NELLE MARCHE

Quello delle Marche risulta uno degli ultimi accordi stipulati tra la Federalberghi locale e la Protezione civile. Qui si è deciso di provvedere in due modalità distinte con:

  • un accordo per le quarantene fiduciarie – secondo cui è previsto che gli ospiti paghino di tasca propria dai 35 ai 50 euro al giorno a seconda del servizio.
  • un accordo per i positivi asintomatici o paucisintomatici – secondo cui la Protezione civile prende tutte le camere pagandole 30 euro al giorno l’una, più altri 25 per i pasti.

“Gli alberghi disponibili a oggi sono 13, per un totale di 630 camere. Altre strutture stanno chiedendo di entrare a far parte di questa lista, ma per il momento la richiesta non è molto alta. In questo momento di emergenza noi ci siamo. Come ci siamo stati dopo il terremoto del 2016. Ma se negli anni scorsi non fossero stati chiusi tanti ospedali, adesso non ci sarebbe bisogno di noi”.

Emiliano Pigliapoco – presidente di Federalberghi Marche
SOLUZIONI E RISCHI

Il tema dei Covid hotel si presta a numerose riflessioni anche dal punto di vista delle potenziali aree di rischio vecchie e nuove.

A ben vedere la pratica degli Hotels che si trasformano in Residence, “all’occorrenza”, genera un sostanziale cambio di destinazione d’uso che rende necessaria, ad esempio, la comunicazione alla Compagnia di assicurazioni, sia per il fatto di aver chiuso l’albergo per l’assenza di turisti, sia per il fatto che il nuovo ospite è un Covid positivo.

In questo contesto sarebbe utile poter contare su un bravo risk manager o consulente, che possa rivalutare le aree di rischio vecchie e nuove. Potrebbe infatti auspicarsi che l’assicuratore voglia astenersi dal chiedere un diverso premio di Responsabilità Civile, considerato lo stato finanziario dell’albergo prima del cambio temporaneo di destinazione d’uso (la sostanziale interruzione dell’attività ricettiva) ed un profilo di rischio calmierato dal protocollo cui il personale, in servizio all’albergo, dovrà attenersi per erogare i servizi basici a favore degli ospiti.

Si potrebbe anche pensare ad una riduzione dei premi delle coperture in essere per una serie di fattori tra cui:

  • l’attività interna alla struttura è minimale, quindi il rischio di eventi dannosi è pressoché nullo;
  • la struttura è reputabile come vigilata, considerata la presenza di persone ed il conseguente onere manutentivo dell’albergatore.

Alcune coperture, peraltro, prevedono clausole apposite tese a ridurre l’onere assicurativo in funzione della sospensione dell’attività ricettiva, rivolta evidentemente all’ospite nell’accezione più comune, non certo all’ospite per necessità.

NUOVI SCENARI

Per risollevare il settore “serve qualcosa in più dei ristori del governo, il cui tetto di 150.000 euro non risolve nulla a quei gruppi che fatturano milioni. Più utili sarebbero finanziamenti a 15 anni a tassi agevolati, magari garantiti al 100% dallo Stato. La speranza sulle prossime feste natalizie è l’ultima a morire, ma anche se il governo allentasse le restrizioni, non ci sarà certo il liberi tutti: la paura di ripetere gli errori di Agosto è forte”.

Bernabò Bocca – presidente Federalberghi

Il periodo pandemico, come abbiamo già visto, apre anche al mondo assicurativo scenari inediti, soprattutto rivolti ai nuovi bisogni degli Albergatori. Questi infatti sono tra gli imprenditori maggiormente danneggiati dal periodo, che, nonostante la disponibilità mostrata nel contesto, faticheranno non poco a riprendere le attività quando tutto, speriamo presto, sarà finalmente lasciato alle spalle. Intanto non ci resta che apprezzare questa soluzione e la disponibilità delle imprese del settore.

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