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franchigia e sir

Assicurazioni, Chicche

FRANCHIGIA E SIR

Qualche riflessione sui termini “Franchigia” e “SIR” e sui rispettivi ruoli dell’Assicurato e dell’Assicuratore.

Non posso nascondere che nella percezione comune il termine “franchigia” è stato sempre considerato una ulteriore espressione dello strapotere vessatorio degli Assicuratori soprattutto nei confronti degli Assicurati/Persone.

Soltanto al momento della liquidazione del danno l’Assicurato scopre gli effetti della Franchigia e recrimina sul fatto di aver “pagato un premio pieno e pretendere un altrettanto completo indennizzo”.

Alla base di questo convincimento, come spesso accade, c’è un problema di insufficiente comunicazione da parte degli Assicuratori ed anche di trasparenza e capacità professionale da parte dei loro intermediari.

Tutto ciò ha contribuito a rafforzare nel medio consumatore lo scarso affidamento nei confronti del Mondo delle Assicurazioni. Contemporaneamente gli Assicuratori hanno   consolidato l’idea che l’apposizione della Franchigia costituisse soltanto un valido strumento difensivo finalizzato al contenimento del costo dei sinistri da liquidare.

Mi chiedo quindi: come avrebbe potuto il consumatore avere una percezione positiva circa la Franchigia se anche lo stesso Mondo Assicurativo (Compagnie ed Intermediari) ometteva di illustrarne la sua validità, insita invece nel processo di trasferimento dei rischi?

L’ALEA

Per comprendere meglio la questione sarebbe bene rammentare quale sia uno dei principi fondamentali sul quale si fonda l’Assicurazione: questo principio è l’Alea, cioè l’incertezza che l’evento dannoso assicurato non si sia verificato o non si verificherà. Senza questa incertezza, come sappiamo, il contratto di assicurazione è nullo ed inefficace. La franchigia quindi interviene con la finalità virtuosa di contenere il costo assicurativo relativamente a quei rischi “certi o quasi/certi” chiamando l’Assicurato a partecipare agli effetti degli stessi. L’alternativa sarebbe quella di superare il trasferimento dei rischi in termini assicurativi adottando un sistema finanziario puro; direi: una specie cartolarizzazione degli stessi! Questa alternativa comporterebbe ineluttabilmente un incremento di costo a carico dell’Assicurato. Egli sarebbe infatti chiamato pagare un Premio maggiorato a copertura dei rischi certi e dei caricamenti di polizza che gravano sugli stessi.

In ogni caso possiamo condividere il fatto che in questa fase storica la partecipazione dell’assicurato al Rischio si è limitata al farsi carico di una parte del costo del sinistro. Poco o null’altro.

LA GESTIONE DEL RISCHIO OLTRE IL TRASFERIMENTO

Tutta questa riflessione ci porta ad individuare un errore concettuale nel quale noi tutti siamo incorsi: l’idea che la Gestione del Rischio si esaurisse nel trasferimento dello stesso all’Assicuratore senza alcun altro impegno ulteriore a carico dell’Assicurato oltre quello del pagamento del premio.

Ma ci siamo accorti, sulla nostra pelle, che questo si è dimostrato nei fatti insufficiente.  In alcuni settori infatti gli Assicuratori, non avendo ritenuto sufficiente l’aumento – anche elevatissimo dei prezzi e delle franchigie, sono arrivati ad abbandonare specifici mercati.

IL MONDO DELLA SANITÀ E LA SIR

Un esempio rappresentativo è quello del mondo della Sanità. Ma, come capita spesso dalle nostre parti, siamo stati capaci di reagire al momento di crisi violenta, “rispolverando” qualche regola trascurata. Ci siamo ricordati che Gestione del Rischio significa essenzialmente conoscere i rischi ai quali siamo esposti, tentare di mitigare i loro effetti negativi in termini di ripetitività e severità; abbiamo compreso che il Trasferimento del rischio all’Assicuratore costituisce soltanto la fase terminale del processo di Gestione del Rischio stesso; abbiamo  considerato che è nostro interesse mettere in atto un processo di costante miglioramento della nostra esposizione ai rischi e conseguentemente attuare una ritenzione dei nostri rischi sempre più ponderata e crescente ai fini non soltanto  economici.

Ed ecco quindi che la SIR – Self Insured Retention – diventa l’emblema di questo nuovo corso. Ma in fondo la SIR non è che la rivalutazione della “vecchia franchigia” dalla quale l’Assicurato mostra di aver preso coscienza del fatto che la Gestione del rischio è “cosa che appartiene a Lui” prima che all’Assicuratore; anzi tale gestione può riguardare anche la fase della liquidazione dei danni relativi ai rischi ritenuti   in quanto momento di conoscenza e miglioramento della propria realtà. In questa nuova virtuosa Realtà ciascuno attore recita la sua parte: L’Assicurato conosce e migliora costantemente i propri rischi e trasferisce quelli insopprimibili; L’Assicuratore li valuta costantemente applicando premi sempre più ridotti in quanto coerenti al loro miglioramento.   

UNA VISIONE PIÙ CORRETTA

 E’ auspicabile che questo nuovo corso, nel quale sta emergendo una nuova Alleanza tra Assicuratori ed Assicurati fondata su una più corretta visione dei ruoli reciproci, si estenderà ad ogni settore ivi compreso quello delle Persone.

Ne beneficeremo tutti, non soltanto in termini di riduzione dei costi assicurativi ma anche di rapido miglioramento della sicurezza generale riferita alle nostre persone ed ai nostri beni economici.

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