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libri e falò

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I LIBRI E I FALÒ

Si comincia dando fuoco ad una bancarella di libri usati…

È di qualche giorno fa la notizia che ignoti hanno fatto un falò con quella che molti romani avevano battezzato “la bancarella del professore”. Per i pochi che non la ricordano preciso che si trattava di quella rivendita di libri usati installata da sempre a piazzale Flaminio. Un vero bazar di volumi usati di qualsiasi tipologia e contenuto dove quelli come me amavano tuffarsi alla ricerca di qualche edizione unica, nella speranza che non fosse stata pescata prima da un avventore più esperto e fortunato.

Migliaia di libri e volumi oggetti del falò si sono persi definitivamente; lo spettacolo, più che drammatico, ha generato tristezza in quelli che nutrono per il libro una passione quasi feticistica.

Certamente non sarà difficile per il professore ricostituire il suo magazzino. I libri infatti occupano spazio, sono ingombranti e hanno scarso valore a meno che non si tratti di qualche edizione aldina. Succede quindi che gli eredi debbano liberare al più presto la casa che il genitore ha lasciato loro; spesso sono soddisfatti soltanto per il fatto che se ne sono sbarazzati gratuitamente perché qualcuno si è preso il disturbo di portarseli via senza nulla pretendere. Il professore arriva e recita il suo ruolo di spazzino ed insieme salvatore. Dipende dai punti di vista! Ma con i libri se ne va comunque un pezzo della storia di una famiglia, di dediche vergate da vecchie zie in occasione di comunioni o compleanni e qualche volta di qualche autografo importante.

Quindi questo nuovo magazzino che il professore collazionerà non potrà mai rimpiazzare completamente quello andato distrutto.

Mi accorgo che sto scadendo nella stucchevole apologia del libro. Rischierei di non essere compreso. Capisco che la mia è una passione il più delle volte non condivisa, irrazionale ed irrefrenabile come comprensibilmente deve essere ogni vera passione.

Ma nel nostro caso non arrivo a far mie le espressioni come quella che recita:” quando si bruciano i libri si uccidono le idee” o, come predisse Heinrich Heine riferendosi ai falò che nel 1939 le camicie grigie – antesignane del regime nazista – fecero dei libri non allineati al loro credo: “là dove si bruciano i libri si finisce per bruciare gli uomini”.

Nel caso della bancarella del professore sotto sotto non trovo una causa ideologica, come quella che spinse i Romani a dar fuoco alla Biblioteca di Alessandra di Egitto nel 39 d.C., o religiosa che suggerì al faraone Akenaton di bruciare quella di Tebe nel 14° secolo a.C. in quanto considerata contraria al suo credo monoteistico.

La bancarella del professore è bruciata senza un movente o, se proprio ne vogliamo individuare uno, è stata devastata per pura idiozia. Una idiozia generata dalla ignoranza che con la noia ha provocato una miscela distruttiva.

Individuare i colpevoli e punirli – riceverebbero comunque una blanda pena – servirebbe a poco in quanto la risposta del giudice non arriverebbe al cuore delle cause. Cause che arrivano da lontano e che, giorno per giorno si sono sedimentate nel pensare e nell’agire comune delle persone.

La cosa veramente grave è che molti considerano questo fatto una goliardata, e non soltanto quelli che ne sono i responsabili. Costoro non ha compreso il vero senso della faccenda; ritengono al massimo di aver cagionato un danno al professore.

La verità vera che emerge è invece è ben più profonda. Gli incendiari hanno scoperchiato una realtà presente e sedimentata nella nostra società nella quale il Tik Tok non si contenta di aver relegato i libri nelle cantine ma arriva a distruggerli come un nemico vinto ma ancora non abbattuto completamente.

Mi chiedo se il fatto riportato dai quotidiani nazionali qualche mese fa, secondo il quale una vecchia signora è rimasta carbonizzata tra i suoi libri nel suo appartamento, possa produrre un effetto salvifico e purificatrice a compenso della bancarella del professore.

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