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irregolarità e sanità

Sanità

IRREGOLARITÀ E SANITÀ

Recentemente i controlli dei Nas in 1.934 strutture sanitarie hanno registrato numerosi casi “abusivi” riconducibili ad appalti dati a cooperative operanti nella sanità.

Le segnalazioni hanno riguardato 205 persone, tra responsabili di cooperative, titolari di strutture sanitarie ed operatori sanitari, di cui 83 dovranno rispondere all’Autorità Giudiziaria e 122 a quella Amministrativa.

Le irregolarità rilevate sono state moltissime e di diversi tipi, come l’ipotesi di reato di frode ed inadempimento nelle pubbliche forniture a carico di cooperative che avrebbero inviato personale in attività di assistenza ausiliaria presso ospedali pubblici, in numero inferiore rispetto a quello previsto dalle condizioni contrattuali con l’Azienda sanitaria, o che avrebbero impiegato semplice personale ausiliario, privo del titolo abilitativo, anziché figure professionali socio-sanitarie (o.s.s.), o personale medico non specializzato per l’incarico da ricoprire. Ad esempio sono stati forniti medici con età anagrafica superiore a quella stabilita contrattualmente – a volte al di sopra dei 70 anni. Sono altresì emersi casi di esercizio abusivo della professione, soprattutto per le attività infermieristiche, e violazioni per carenze autorizzative, formative, funzionali e strutturali.

Si è verificato anche un caso di una fornitura, per ricoprire turni di guardia presso un nosocomio, di un medico, già in servizio in modo esclusivo presso un ospedale pubblico di un’altra provincia.

Sono state accertate e contestate violazioni per carenze autorizzative, funzionali e strutturali che hanno determinato, nei casi più gravi, la chiusura di alcune strutture socio-sanitarie.

In altri casi si è accertata la previsione di turni massacranti che hanno visto l’impiego di medici per 24 ore consecutive senza alcun periodo di riposo difformemente da quanto previsto persino dal relativo capitolato di appalto.

Molte le province coinvolte, da Torino a Roma a Milano, Cuneo, Alessandria, Prato, Pistoia, Catania, Napoli.

E’ il caso di affermare “piove sul bagnato” nella nostra Sanità, già ampiamente soggetta ad ampie critiche durante questa recente Pandemia e non solo, se guardiamo anche alla Legge n. 24/2017 Gelli-Bianco, volta a migliorare le cure ed il sistema sanitario, che però, a distanza di 5 anni dall’entrata in vigore, è ancora monca dei Decreti Attuativi resta ancora inapplicabile.

Eppure neanche la pandemia ci ha fatto riflettere né attuare in modo efficiente il metodo della PREVENZIONE, che potrebbe invece essere “LA SOLUZIONE”.

Le gravi irregolarità riscontrate dai NAS nella nostra penisola, gettano ancora molte ombre a carico del Sistema sanitario e peggio ancora finiscono per generare ulteriore sfiducia nella Sanità da parte dell’opinione pubblica, favorendo purtroppo l’aumento delle richieste risarcitorie a seguito di eventuali danni che deriveranno all’utenza generati appunto, dalla cattiva conduzione ed amministrazione delle Aziende Sanitarie.

Il nostro Servizio Sanitario Nazionale in questi ultimi anni ha dimostrato in pieno le sue fragilità: un sistema dati inadeguato, un sistema ospedaliero che non è al passo con la crescita dei pazienti e delle loro aspettative, risorse professionali scarse o mal distribuite presso le nostre Strutture sanitarie, e una gestione politica quantomeno poco attenta.

Una buona organizzazione sanitaria è in grado di garantire cure di qualità, e in sicurezza, soltanto in combinata con un sistema ben rodato e funzionante, non a caso un ruolo divenuto ormai fondamentale per tutte le Strutture, sia Pubbliche che Private è quello del Risk Manager .

La mia esperienza nella gestione dei sinistri della c.d. Medical Malpractice, mi porta a dire che gran parte delle richieste risarcitorie promosse dall’utenza, sono riconducibili alla cattiva organizzazione di una Struttura e ad una carente assistenza dei pazienti spesso generata proprio dall’assenza di personale sanitario. Se a questo aggiungiamo, che il personale sanitario, come da cronaca, manca dei requisiti professionali essenziali lasciamo, ancora una volta, il “nervo scoperto” e rendiamo la Sanità ancora più vulnerabile.

Il tema PREVENZIONE ed il ricorso alla specifica figura del Risk Manager Aziendale, fortemente voluto anche dalla Legge Gelli-Bianco, ci fa auspicare che tali notizie di cronaca tendano a diminuire con il miglioramento della gestione del comparto sanitario. L’attività di Risk Management, per essere efficace nella prevenzione e gestione del rischio, deve essere progettata come un processo trasversale e multidisciplinare che permetta alle realtà sanitarie di identificare i “pericoli” correlati ai propri processi produttivi ed organizzativi, analizzare i determinanti dei rischi connessi, quantificare le probabilità di accadimento degli eventi avversi, arginare e contenere il rischio e monitorare puntualmente i processi, implementando la sicurezza delle prestazioni erogate. Solo attraverso tale modus operandi, a mio avviso, la Sanità diventerà uno strumento che creerà valore ed ottimizzerà le performance migliorando altresì, comunicazione e riduzione dell’incertezza nelle cure.

In ultima analisi, sia utenti che addetti ai lavori, confidiamo tutti nell’oculata e responsabile gestione dei fondi previsti dal famoso PNRR che ha previsto per la Sanità un finanziamento di 19,7 miliardi articolato in due componenti:

  • Reti di prossimità, strutture intermedie e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale;
  • Innovazione, ricerca e digitalizzazione del servizio sanitario nazionale.

La nostra Sanità, nonostante la ridotta spesa pubblica fin qui operata, risulta comunque essere tra le più efficienti in Europa, pertanto, confidiamo nei fondi del PNRR e nel responsabile utilizzo degli stessi, ne abbiamo veramente bisogno!

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