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L’INSURTECH DEL FUTURO TRA INNOVAZIONE, TECNOLOGIA ED INCLUSIVITÀ

Un messaggio unico viene fuori dalla Milano Digital Week: senza diversità non può esserci innovazione. Questo vale anche per l’Insurtech. L’Italian Insurtech Association con la partecipazione di molti ospiti, ha delineato il futuro del settore assicurativo legato a innovazione, digitalizzazione, investimenti ed inclusività.

L’Insurtech non nasce da un presupposto esclusivamente tecnologico, ma da un nuovo consumatore e da nuovi ecosistemi. Un consumatore che preferisce acquistare beni e servizi tramite canali digitali e vuole acquistare le proprie assicurazioni in modalità veloce, diretta e semplice. Il consumatore digitale oggi compone il 32% del totale target assicurativo, nel 2030 la percentuale raggiungerà l’85% e nel 2040 il 100%. Vi sono poi anche nuove esigenze che richiedono nuovi modelli assicurativi e quindi anche l’offerta deve evolvere.

Nonostante il 7% del Pil del nostro Paese viene proprio dal comparto assicurativo, l’Italia, spiega Ranucci, è in forte ritardo sugli investimenti Insuretch. Infatti, su circa 7 miliardi di investimenti nel mondo, l’Europa investe complessivamente 260 milioni di dollari, ma la quota dell’Italia è pari a un decimo di quanto viene investito in UK e Germania.

Ma perché questi dati? Per Simone Ranucci Brandimarte, founder e presidente di IIA, sull’Insurtech “ci sono almeno quattro vincoli: competenze non adeguate, bassa magnitudo degli investimenti, adeguamenti alle normative, carenza di cultura dell’innovazione e del rischio”. Per superare questi ostacoli è necessario puntare sulla formazione, sulle normative e sulla cultura dell’innovazione.

INSURTECH & DIVERSITY

Anche sul tema della diversity, l’Italia non è al passo rispetto agli altri Paesi. Per Rossella Vignoletti, Chief Marketing Officer, Communication e Staff Coordinator di Net Insurance, questo dipende da un gap storico che il mondo del lavoro, e soprattutto il comparto assicurativo, si porta dietro.

Proprio l’Insurtech, in questo senso, potrebbe essere un acceleratore. Acceleratore non solo di competenze, informazioni e nuovi prodotti ma, soprattutto, per la diffusione di un nuovo atteggiamento mentale.

Ad avallare le parole di Vignoletti, Michael Carbone, Research & Knowledge Specialist del Centro Studi Valore D, ha presentato il report su Diversity e Inclusion. Dai dati emerge che, su un campione di 70 aziende, le donne costituiscono quasi la metà della popolazione aziendale nelle aziende Insurtech ma meno di un terzo rappresenta la prima linea aziendale. Un divario ancora troppo esteso anche per quel che riguarda salari e condizioni lavorative in generale.

DIVERSITY E TECNOLOGIA

Anche il contributo che la tecnologia ha portato nel comparto assicurativo rientra nel concetto di “Diversity”. Tecnologia come, ad esempio, l’intelligenza artificiale e i big data.

Per Pamela Negosanti, Head of Sales and Sector Strategy, FSI at expert.ai la diversità biologica è ricchezza ed aiuta a migliorare la produttività degli ecosistemi. Gli ecosistemi che vengono infatti incentrati sul cambiamento sono quelli che presentano una resistenza maggiore. “La diversity attrae diversity, l’elemento fondamentale è la contaminazione. Tecnologia e assicurazioni sono concetti opposti, quindi sono un esempio perfetto di diversity”.

Per quanto riguarda l’importanza dei big data per l’Insurtech, e non solo, è intervenuto Davide Cervellin, Chief Data & Insurance Officer di Telepass. I dati infatti rappresentano un must ed è necessario includerli nelle strategie aziendali. Purtroppo, molte pmi ancora non riescono a dare la giusta importanza a questo concetto e la maggior parte infatti non è dotata di un sistema per monitorare e analizzare i dati.

LA SOLUZIONE È INNOVAZIONE

L’innovazione è fondamentale e per poterla attuare bisogna essere aperti ai cambiamenti. Per Gianfranco Baldinotti, Ceo di Vittoria Hub ritiene che l’Innovazione non è altro che una nuova risposta ‘memorabile’ a un problema storico.

La piramide dei bisogni di Maslow è del 1954, ma i bisogni degli esseri umani sono sempre gli stessi, sono le soluzioni che cambiano. Ed è in questo contesto che nasce lo spazio per l’innovazione. Per fare innovazione devo ragionare fuori dal contesto in cui mi trovo. Lo stesso deve fare l’azienda portando al suo interno un’esperienza nuova, diversa che ha già avuto un certo successo in un altro mercato. Questo è il modo più sicuro a nostro avviso per fare innovazione.

I DATI DELL’INSURTECH INVESTMENT INDEX 2020

Secondo i dati dell’Insurtech Investment Index, primo indicatore Made in Italy ideato da IIA con l’aiuto dell’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano, nel 2020 le compagnie assicurative che nel nostro Paese hanno fatto investimenti in startup Insurtech solo state il 19%, equivalenti a 0,4 milioni di euro a investimento medio per startup.

Il 63% delle stesse ha nel frattempo avviato, al proprio interno, almeno un progetto Insurtech ed il 75% ha infine istituito una partnership sin tal senso.

La valutazione è attestata quindi a 18/30, una sufficienza stringata che presenta sicuramente ampi margini di miglioramento. Infatti, già per il 2021 le previsioni indicano un innalzamento del numero degli investimenti da parte delle compagnie che, per il 61% punteranno su progetti Insurtech interni.

Per quanto riguarda le aree di riferimento interessate a finanziamenti finalizzati sull’automazione dei processi troviamo prevalentemente quello della gestione dei sinistri e della vendita.

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