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Ambiente

RISCALDAMENTO GLOBALE, I DATI

Il riscaldamento globale nel 2019 si è concluso con una temperatura media globale di 1.1°C al di sopra dei livelli stimati, diventando il secondo anno più caldo dal 1850.

Secondo il rapporto redatto dall’organizzazione meteorologica mondiale WMO  in collaborazione con autorevoli partner, l’aumento del calore terrestre e oceanico ed il relativo scioglimento dei ghiacci, sono in forte e progressivo aumento.

Il costante aumento delle temperature avrà serie ripercussioni su tutti gli ecosistemi esistenti sulla Terra, con una diretta ripercussione sulla salute di chi lo abita. Ad esempio, una conseguenza dell’innalzamento delle temperature è lo scioglimento dei ghiacciai, come sta avvenendo nella zona dell’Artico.

Questo comporta danni, non solo localmente, ma a livello globale con inondazioni inaspettate in alcune zone e periodi di lunga siccità in altre, cambiando i cicli vitali delle specie che si sono sviluppate localmente nel tempo.

Si fa presto a capire che in vista di questi cambiamenti, si andrà verso una diminuzione delle risorse idriche disponibili e quindi anche delle risorse alimentari fruibili all’uomo, causando una forte instabilità economica e creando condizioni per una “guerra per la sopravvivenza”.

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, nella prefazione del suo rapporto ha affermato: «Attualmente non siamo in grado di raggiungere gli obiettivi di 1,5°C o 2°C richiesti dall’accordo di Parigi».

L’ACCORDO DI PARIGI

L’accordo di Parigi è il primo accordo universale e giuridicamente vincolante sui cambiamenti climatici, adottato alla conferenza di Parigi sul clima (COP21) nel dicembre 2015.

Con esso viene stabilito che, per evitare pericolosi impatti dovuti ai cambiamenti climatici, il riscaldamento globale deve rimanere ben al di sotto dei 2ºC, cercando di limitare ad un aumento di ~1,5 °C.

Secondo quanto stimato dalle autorità in materia, nel 2030, l’aumento della temperatura del Pianeta non deve superare i 2°C rispetto all’era pre-industriale, soglia oltre la quale le conseguenze sarebbero irreversibili.

LA SITUAZIONE ITALIA

L’Italia purtroppo sta già perdendo questa sfida. Infatti, gli ultimi dati del rapporto Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) sul clima, registrano un incremento di +1,71°C rispetto alla media climatologica eseguita nel periodo 1961-1990. Quasi un grado in più rispetto alla media degli altri Paesi (+0,98 °C). 

Dobbiamo correre subito ai ripari e riallinearci con il resto d’Europa. Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente, sottolinea: «il nostro è l’unico paese europeo che non ha ancora un piano nazionale di adattamento al clima. Solo il comune di Bologna e quello di Milano hanno piani urbani di adattamento, ed è un ritardo che non ci possiamo più permettere».

«Si può fare molto lavorando nella costruzione di parchi, specchi d’acqua, alberature, limitando l’urbanizzazione o rendendola più sostenibile, incrementando l’uso di fonti di energia verdi, migliorando l’isolamento delle case».

«In realtà – concludegli investimenti in prevenzione costerebbero un quinto di quanto già paghiamo per i danni provocati da quanto sta avvenendo».

COSA POSSIAMO FARE

Lavorando insieme possiamo ancora salvare il nostro pianeta! Non solo con una indispensabile azione coordinata dei governi ma partendo dai semplici gesti quotidiani di ognuno di noi.

Come? Consumare meno energia; fare la raccolta differenziata dei rifiuti; modificare i nostri consumi (Ridurre, Riutilizzare, Riparare e Riciclare”); utilizzare mezzi di trasporto meno inquinanti. In poche parole, risparmiare responsabilmente!

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