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RISK MANAGER AZIENDALE, UN INTERLOCUTORE ESSENZIALE PER IL BROKER

È passato molto tempo da quel periodo “avventuroso” nel quale la Gestione del Rischio era una cosa da studiosi ricercatori, quando la professione del broker non era ancora riconosciuta e regolamentata e la posizione del risk manager aziendale era propria unicamente di qualche industria multinazionale. A quel tempo la copertura dei Rischi Industriali era governata da un Consorzio tra 32 compagnie big del mercato; si trattava di un effettivo cartello che soltanto in seguito l’avvento nel nostro paese di assicuratori internazionali e dell’Autority antitrust avrebbero neutralizzato.

Un’epoca dominata soprattutto dal prezzo più basso piuttosto che da una attenta gestione dei rischi.

Molta strada si è fatta da quel periodo; molta strada ha fatto la categoria dei broker sulla base di un semplice ma fondamentale convincimento: “non si possono assicurare i rischi se non se ne conoscono, non si individuano le caratteristiche e quindi non le si valutino correttamente”. Su questo presupposto la figura del Risk Manager aziendale si è imposta rapidamente anche nelle aziende italiane.

Una recente indagine condotta recentemente da PwC e presentata in un convegno ANRA ha confermato che il ruolo di Risk manager è ormai riconosciuto in tutte le grandi e medie aziende italiane. Oltre l’80% dei risk manager italiani possiede una certificazione della propria posizione, una percentuale più elevata di quella media europea. Il fatto che oltre il 50% dei Risk manager italiani abbia un’anzianità di servizio superiore a 10 anni prova che si tratta di una posizione aziendale ormai consolidata e riconosciuta. Molto spesso, ma non sempre, il Risk manager è anche responsabile assicurativo. Il RM risulta sempre più coinvolto nel Board aziendale essendo interessato direttamente nella strategia della società; egli partecipa agli indirizzi del Business Plan, alla definizione delle strategie aziendali in una prospettiva di analisi e controllo della sostenibilità dei rischi ai quali la sua società è esposta.

Sicuramente il consolidamento di un nuovo concetto per il quale: “primo dovere ed impegno del management è costituito dalla garanzia di sopravvivenza della Azienda” ha fortemente contribuito allo sviluppo di questa posizione aziendale, anche se esistono ancora resistenze dovute alla modesta percezione del suo valore aggiunto, agli elevati investimenti conseguenti, ad una strisciante resistenza al cambiamento. Ma il prorompente manifestarsi di nuovi rischi ritenuti ormai non eccezionali, quali quelli climatici/ambientali e socio/politici e di governance, sta rendendo sempre più centrale questa figura.

I disastri naturali, il cambiamento climatico, i danni ambientali impegnano oggi il RM alla loro valutazione, quantificazione e qualificazione e quindi alla misurazione della sostenibilità da parte della azienda dei Piani di crisi e del “business continuity” nel contesto della pianificazione finanziaria della azienda.  

È ormai diffuso, nell’esercizio della funzione di Risk Manager, l’utilizzo della tecnologia; l’uso di applicazioni web-based, della analisi di big-data, e di un iniziale ricorso alla intelligenza artificiale. Queste nuove tecnologie rendono più agevole le funzioni di mappatura e del costante monitoraggio dei rischi, dell’analisi dello scenario generale in una ottica di maggior consapevolezza e positiva emulazione.

L’indagine si sofferma anche sulla percezione dei rischi da parte dei RM e quindi delle priorità di intervento, considerate in diversi spazi temporali. Allo stato il risk manager avverte che i Cyber Risk costituiscano la maggior insidia insieme alle Frodi ed ai Rischi geopolitici; contemporaneamente si percepisce che nel prossimo futuro l’incertezza economica, i mutamenti degli stili di vita e dei consumi, dovuti anche alla emanazione di norme eccezionali, incideranno fortemente sulle aziende. Si ritiene infine che nel medio termine il terrorismo internazionale, l’evoluzione tecnologica e i cambiamenti climatici diventeranno elementi centrali da gestire e monitorare.

Lo scenario osservato nella gestione dei rischi incide ovviamente sulla strategia assicurativa, sui modelli di acquisto delle coperture e sulle attività di prevenzione.

Ancora una volta i Risk manager italiani considerano prioritari, immediatamente ed in prospettiva, la difesa dai Rischi Naturali e da quelli Cibernetici, ben oltre la percezione degli altri Paesi europei.

Ci si chiede quindi in quale modo i Broker italiani stiano prendendo atto di questa nuova realtà che va consolidandosi nel nostro Paese. Il Risk manager aziendale è percepito come un nuovo avversario, un competitore ovvero un interlocutore, un partner che può agevolare il percorso che va dalla analisi dei rischi alla stipula di adeguate e complete coperture?

La risposta al quesito è duplice e dipende ogni volta dal profilo professionale del broker. Certamente il broker che fonda la sua attività di intermediazione sul prezzo e sulle relazioni potrebbe considerare la presenza di un interlocutore professionalmente qualificato un’insidia della quale tener conto.

Al contrario un broker che fa della sua conoscenza professionale un punto di forza vede come una forte risorsa la presenza attiva del Risk manager, con il quale confrontarsi e tramite il quale rendere consapevole il vertice aziendale circa i rischi e le necessarie relative protezioni. Credo anche che la presenza del risk manager possa avere un effetto virtuoso sulla crescita professionale del broker, sulla presa d’atto delle esigenze formative dello staff da soddisfare ben oltre le 30 ore canoniche previste dalle norme di legge.

Certamente il prezzo continuerà ad avere il suo peso nelle scelte di acquisto delle coperture assicurative. Tuttavia, esso conterà sempre più nel contesto di una valutazione di altri elementi, quali: la esperienza nel settore merceologico specifico, l’assistenza nella valutazione e monitoraggio costante dei rischi, la cooperazione nella elaborazione dei Piani di crisi, la gestione tecnica – e non soltanto burocratica – dei danni.

Questa nuova realtà emergente comporta sicuramente un effetto selettivo sugli operatori della intermediazione assicurativa e conseguentemente fenomeni di ulteriore concentrazione e/o specializzazione

Ne trarrà vantaggio tutto il comparto con una sua crescita non soltanto professionale ma anche di immagine e di affidabilità che contaminerà benignamente anche l’utenza delle Persone Fisiche.

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