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SMARTPHONE E CYBERSECURITY, I PERICOLI NASCOSTI

Con il processo di digitalizzazione si è sempre più connessi: smartphone, pc, IoT sono tra i dispositivi più comuni che ci accompagnano nel quotidiano ma, molto spesso, non ci rendiamo conto dei loro potenziali rischi in tema di cybersecurity. Ogni dispositivo connesso alla rete è, difatti, vulnerabile ad attacchi informatici e lo smartphone non è da meno soprattutto ora che gestisce il nostro quotidiano.

Compagno ormai inseparabile, lo smartphone contiene ogni tipo di informazione personale da cosa ci piace ai posti che frequentiamo sino alla nostra autentificazione di identità digitale e ai pagamenti. Inoltre, controlla anche la maggior parte dei dispositivi smart in casa: elettrodomestici, lampadine, termostati, videocamere, etc.

Non c’è da stupirti che recenti studi hanno stimato un incremento notevole di cyber attacchi proprio verso in dispositivi mobili. Sono un vero e proprio concentrato di informazioni e quasi tutti ne posseggono almeno uno. Per capire la loro vulnerabilità basta pensare alla notizia di alcune settimane fa in cui in cui si rendeva noto che la Corte dei conti, a seguito di un attacco verso decine di cellulari di proprietà di magistrati, ha dovuto presentare una denuncia alla polizia postale.

Ma come è avvenuto l’attacco?

La Repubblica in un suo articolo fa un breve excursus dell’accaduto: “È tutto partito quando un gruppo di magistrati si è visto recapitare un messaggino con la richiesta di un codice a sei cifre. Prima con un tradizionale sms. E poi direttamente su WhatsApp, vero obiettivo degli hacker”. Con la risposta al messaggio, i “bersagli” hanno dato libero accesso a numerosissimi dati sensibili. Quando si sono accorti dell’accaduto era ormai troppo tardi.

Nonostante la situazione sia stata riportata alla normalità la paura che informazioni delicate come quelle in mano alla magistratura siano finite a terzi è allarmante. Troppo spesso, infatti, per accelerare le comunicazioni viene utilizzato WhatsApp per scambiarsi documenti.

Le vulnerabilità dei dispositivi mobili

La vulnerabilità dei dispositivi mobili non è un problema solo privato ma anche aziendale. Infatti, è sicuramente più facile utilizzare gli smartphone come “Cavallo di Troia” che violare direttamente le reti aziendali più protette. La campagna di phishing denominata “Oktapus” dal Group-IB che l’ha scoperta, ad esempio, che ha fruttato ai criminali 9.931 credenziali di login sfruttandola notorietà di Okta, società di gestione degli accessi e delle identità, ha interessato oltre 130 aziende, la maggior parte statunitensi.

Oktapus dimostra quanto le moderne organizzazioni siano vulnerabili ad alcuni semplici attacchi di social engineering e quanto siano di vasta portata gli effetti di questi incidenti per i loro partner e clienti“, sottolineano esperti di Group-IB.

Come tutelarsi?

Una presa di conoscenza dei potenziali rischi che si corrono anche solo utilizzando in maniera “inconsapevole” lo smartphone, è sicuramente un buon inizio. Le aziende, ad esempio, dovrebbero sensibilizzare i propri dipendenti verso i temi legati alla cybersecurity e fornire loro delle competenze di base che andranno a limitare notevolmente i fattori di rischio. Inoltre, stilare delle best practice e tutelarsi con una polizza assicurativa porterebbero ulteriori garanzie ed eviterebbero eccessive perdite economiche e possibili danni a clienti e alla prioria immagine.

Nel nostro piccolo, invece, quello che possiamo fare è sicuramente prestare attenzione alle app che scarichiamo e selezionare i permessi che decidiamo di dare ad ognuna di esse. Anche installare un antivirus e tenere sempre aggiornato il proprio sistema operativo limita le vulnerabilità.

Molte volte bastano questi piccoli accorgimenti per garantirci una maggiore sicurezza informatica.

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