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Cultura

ABILMENTE

Si è conclusa domenica 25 Settembre la 3 giorni di mostra-mercato dedicata alla creatività e alla manualità “ABILMENTE”.

Il primo padiglione della zona EST della Fiera di Roma è stato invaso da stand dedicati a scrapbooking, cake design, ricamo, telaio, collane e perline, tecniche pittoriche, lavorazione della lana, cucito e tessuti, e chi più ne ha più ne metta.

Entrando nel padiglione sembrava di entrare in un mondo fatato di elfi che con le loro abilità magiche intessevano, costruivano, lavoravano e vendevano a noi poveri mortali manufatti o i materiali per tentare di cimentarsi in analoghe creazioni, con tanto di indicazioni e spiegazioni.

In alcuni punti ci si poteva fermare anche con i bambini per godere dei piacevoli laboratori dedicati ad arti varie e curati dagli sponsor, dai negozianti o da associazioni culturali tra le quali abbiamo riconosciuto “strade diffuse” con le loro volontarie super-attive.

L’UOMO FABER

Al di là degli intenti economici di una mostra mercato, che sono chiaramente imprescindibili, l’atmosfera che si respirava era quella di una grande fucina in cui tutti fossero parte del sistema. Parecchie delle attività che si sono svolte sono passioni coltivate da sempre, tradizioni di famiglia, hobby per riempire il tempo libero, magari in alcuni casi sono nate durante il lockdown, molte altre , altre ancora sono idee, magari passeggere, che riescono a liberare la creatività di chi le pensa.

In queste circostanze emerge sempre “l’uomo faber” che è in noi: a volte più palese, altre volte più nascosto, e alla fine è proprio questo aspetto che ci rende uomini: saper creare, saper costruire, saper realizzare cose.

Così, nel lasciare ABILMENTE non ho potuto evitare di soffermarmi a pensare che un evento del genere non può avere una versione digitale altrettanto efficace: vedere gli artigiani al lavoro, poterci parlare, provare con loro qualche rudimento di tecnica, e soprattutto dedicarsi ad attività che non possono essere riportate nel mondo digitale, non può prescindere dall’essere “in presenza”…o almeno coltivo questa speranza. Come anche coltivo la speranza che le giovani generazioni sappiano cogliere le meraviglie delle tecnologie ma non dimentichino di curare le proprie abilità manuali e creative nella realtà tangibile.

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