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ARRIVA IN AULA L’AVVOCATO ROBOT

Negli ultimi anni abbiamo constatato come l’intelligenza artificiale sia applicabile in numerosissime ambiti: crea opere d’arte, musica, scrive testi, per non parlare dei veicoli autonomi e quant’altro. Pochi però avrebbero immaginato di ritrovarla in aula come assistente legale! Per la prima volta, a febbraio, un “imputato” sarà assistito da un avvocato robot che gli suggerirà cosa dire.

La causa in questione è una contestazione per una multa per eccesso di velocità. L’applicazione funzionerà su uno smartphone ed ascolterà tutti i discorsi in aula prima di istruire il cliente su cosa dire tramite l’uso di un auricolare. L’azienda DoNotPay, che ha sviluppato l’applicazione, ha tenuto a precisare che il caso verrà trattato dall’azienda come un test e, qualora fossero imposte eventuali multe, saranno a loro carico. Sebbene nella maggior parte dei paesi l’uso di dispositivi in tribunale non è legale, DoNotPay ha trovato un luogo in cui questa configurazione può essere classificata come “apparecchio acustico” e quindi consentita.

L’EVOLUZIONE DI DONOTPAY

La prima applicazione di DoNotPay del 2015 consisteva in un semplice chatbot di consulenza legale sui problemi dei consumatori. Nel 2020, invece, ha elaborato un’interfaccia di programmazione in grado di elaborare il linguaggio. Tuttavia, per essere utilizzabile, è stato necessario addestrare l’AI sulle nozioni giuridiche in modo da coprire una vasta gamma di argomenti. Inoltre, è stato ottimizzato anche lo strumento audio in modo da non farlo reagire ad ogni singola dichiarazione.

L’obiettivo con cui si è sviluppata questa tecnologia è quello di utilizzare l’intelligenza artificiale per aiutare i consumatori a combattere contro le grandi aziende e risolvere i loro problemi senza doversi affidare agli avvocati:

“È tutta una questione di linguaggio, ed è per questo che gli avvocati fanno pagare centinaia o migliaia di dollari l’ora. Ci saranno ancora molti bravi avvocati là fuori che potrebbero discutere davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo, ma molti avvocati chiedono semplicemente troppi soldi per copiare e incollare documenti e penso che saranno sicuramente sostituiti , e dovrebbero essere sostituiti”.

Joshua Browder, Ceo e fondatore di DoNotPay
L’IMPIEGO DI AI “DIRETTO” AL CLIENTE

Un bello schiaffo, insomma, a una delle categorie di professionisti più popolose e spesso più costose (almeno in Italia), in effetti l’avvocato robot è già comparso negli studi legali, come Baker & Hostetler, che impiegano Ross per occuparsi di diritto fallimentare e aiutare gli avvocati nelle ricerche, per trovare documenti legali e sentenze. E Negli uffici di Dla Piper dove l’AI serve per analizzare parola per parola i contratti e scoprire clausole che possono andare contro gli interessi del cliente o contro la legge. Il senso di questo prototipi e progetti è quello di affiancare all’avvocato uno studioso seriale di sentenze e documenti in grado di estrarre le informazioni utili alle cause, in pratica: come un motore di ricerca istruito in base alle necessità dei casi. Nel caso di DoNotPay, invece, potremmo dire che l’utilizzo dell’AI è “diretto” verso il cliente, con l’istituzione di un vero e proprio avvocato robot.

La cosa ovviamente non può non destare preoccupazioni e dubbi. La figura dell’avvocato, al netto di eventuali giudizi di merito, è comunque nell’immaginario comune quella di una persona deputata ad affiancarci e sostenere le nostre “cause”. Questo fa si che ci si aspetti anche un certo grado di empatia – cosa non proprio appartenente ad un robot – e fiducia, che, diciamo, forse non siamo tutti ancora pronti a riporre nell’AI.

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