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Bioforcetech: i rifiuti per cambiare il mondo

Storie

BIOFORCETECH: I RIFIUTI PER CAMBIARE IL MONDO

Ci siamo imbattuti quasi per caso nella BIOFORCETECH e abbiamo scoperto che questa azienda con un’anima profondamente italiana, ha il pallino di voler “cambiare il mondo” partendo dai rifiuti.

Dopo aver letto e scritto molti articoli su COSA si potrebbe e dovrebbe fare per l’ambiente, finalmente possiamo scrivere una storia sul COME.

Non c’è più spazio per le invenzioni futuristico-consumistiche, lo sappiamo da tempo e il covid-19 sembra aver aumentato a livello mondiale la consapevolezza di ciò. 

Siamo nel tempo in cui cominciamo, forse, ad ascoltare la natura per imparare piuttosto che per dominarla. Indubbiamente il distanziamento sociale di recente acquisizione e la Pandemia che lo ha causato e che non ha risparmiato nessuno in nessun posto della terra, hanno influito sulla nostra percezione del mondo a livello personale e globale.

È questo lo spirito con cui la squadra che oggi guida la Bioforcetech si è approcciata al cambiamento: l’osservazione della natura. Il focus della loro ricerca è stato il tema dei rifiuti organici, l’ultimo residuo della vita…eppure ancora VITA.

I rifiuti che hanno ispirato la “visione” del progetto, sono stati i fanghi di depurazione, ossia i rifiuti più “umani” che ci siano.

I PRIMI PASSI

Il progetto è cominciato più o meno 7 anni fa, con:

  • un bidone
  • un termometro
  • un piccolo ventilatore
  • un software autoprodotto
  • un piccolo quantitativo di fanghi di depurazione.

Dario Presezzi e Stefano Pessina, freschi di laurea all’Università di Biotecnologie di Milano, insieme a Valentino Villa e Matteo Longo, amici ed esperti in gestione aziendale, ancora lungi da diventare i socidell’azienda attuale, hanno così iniziato ad analizzare il processo di riscaldamento autonomo dei fanghi all’interno del bidone.” Questo viene originato dalla proliferazione batterica e coadiuvato dall’ossigeno messo in ri-circolo dal piccolo ventilatore. Da qui l’intuizione di creare un modello autoalimentato: in cui, cioè, il calore autogenerato venisse stoccato e riutilizzato per procedere con l’essiccazione del fango stesso.

Successivamente all’ideazione del bioessiccatore, la loro ricerca ha aggiunto un elemento in più: un reattore pirolitico. L’unione dei due elementi permette il trattamento completo dei rifiuti organici solidi in modalità autoalimentata (cioè senza utilizzo di energia esterna immessa).

La pirolisi – la decomposizione di materie organiche generata con applicazione di calore (tra i 400° – 700°) senza aggiunta di aria od ossigeno – porta alla generazione di energia qualificabile in Syngas (gas di sintesi) e di un nuovo prodotto chiamato Biochar. Quest’ultimo è un composto eterogeneo che vanta molteplici impieghi dall’agricoltura all’ingegneria all’edilizia alla chimica farmaceutica – per citarne alcuni.

PRINCIPALI UTILIZZI DEL BIOCHAR BIOFORTECH

Dai fanghi si è quindi passati anche al trattamento degli altri rifiuti organici, come gli scarti alimentari.

IL SISTEMA INTEGRATO COMPLETO E AUTONOMO

Ad oggi con il sistema Bioforcetech, combinando essiccazione e pirolisi, qualsiasi rifiuto organico può essere convertito in energia rinnovabile e biochar. Il sistema, automatizzato e autosufficiente, garantisce un processo sostenibile.

È dotato di filtri antinquinamento che purificano il gas ottenuto che può, quindi essere riutilizzato in totale sicurezza, e prevede una manutenzione snella, che permette l’impiego di pochi addetti. Un’altra caratteristica importante è che può essere operativo 24h su 24 per 7 giorni su 7.

La Natura stessa ha la forza di rigenerare e risanare: tutto si trasforma, nulla si distrugge. Questo sembra essere il fil rouge dell’intero progetto.

PASSATO E PRESENTE DEI FANGHI DI DEPURAZIONE

Spesso ci rendiamo poco conto della mole dei rifiuti organici. Essi restano un “nostro problema” fino al loro rilascio nel bidone o nella “rete di scarico” di competenza, dopodiché…c’è una sorta di fede in una provvidenza che…forse li dissolverà?

Il problema ovviamente è molto ampio. Nel caso dei fanghi di depurazione, dopo decenni in cui il loro trattamento, portava a redditizie pratiche di distribuzione ed utilizzo per scopi prevalentemente agricoli, negli ultimi anni, tali pratiche hanno subito una rilavante inversione di marcia. Questa, originata perlopiù dai tassi di inquinamento rilevati nelle analisi sui suoli interessati dal riutilizzo dei fanghi stessi e sui prodotti originati dai suoli in questione.

In breve tempo si è quindi passati dal riutilizzo di un’alta percentuale di questi rifiuti, alla necessità di un loro smaltimento massiccio. Inutile dire che il sistema di smaltimento prevede l’utilizzo di mezzi pesanti che se ne facciano carico e li trasportino a destinazione. In particolare, Italia la produzione dei fanghi supera in modo esponenziale l’offerta degli inceneritori, costringendo gli smaltitori a rivolgersi all’estero, aumentando, di conseguenza i costi ed anche l’inquinamento.

LA RIDUZIONE DEI VOLUMI

In questa particolare ottica già solo poter contare sull’utilizzo del bioessiccatore può ridurre emblematicamente i costi di trasporto. i fanghi e più in generale tutti i rifiuti organici, infatti, contengono un’alta percentuale di acqua (fino anche all’80%). Tramite la loro essiccazione il volume da trasportare sarebbe drasticamente ridotto e di conseguenza i costi (e l’inquinamento) connessi.

IL POSSIBILE FUTURO DEI RIFIUTI ORGANICI

Lascia un velo di amaro in bocca sapere che per realizzare il primo vero prototipo di bioessiccatore, i suoi inventori abbiano dovuto rivolgersi agli Stati Uniti, in particolare a San Francisco e alla Silicon Valley che attualmente ospitano una delle loro istallazioni più grandi.

Di contro: ci riempie di orgoglio pensare che il brevetto mondiale di Bioforcetech abbia i suoi natali in Italia. Speriamo che le politiche e le aziende italiane siano in grado di sostenere e promuovere l’utilizzo di queste tecnologie di recupero dei rifiuti nel nome dell’economia circolare tanto agognata.

…Chissà che prima o poi non si arrivi ad avere un sistema Bioforcetech di quartiere o di “zona”, dove consegnare i propri rifiuti organici con la consapevolezza di aver provveduto anche noi in minima parte al loro corretto smaltimento.

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