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IL DIABETE: UN NEMICO SUBDOLO

Il 14 novembre è la Giornata mondiale del diabete grazie all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che, nel 2007, ha istituito questa manifestazione con la Risoluzione A/RES/61/225. L’evento mira a sensibilizzare e informare l’opinione pubblica su questa malattia per capire come prevenirla e gestirla.

Nello specifico, la Risoluzione segnalava: “l’urgente necessità di proseguire gli sforzi multilaterali al fine di promuovere e migliorare la salute umana, garantendo l’accesso alle cure”. In questo modo, gli Stati Membri sono stati incentivati a sviluppare politiche nazionali utili alla prevenzione, al trattamento e alla cura del diabete.

COS’È IL DIABETE

Il diabete mellito è una malattia cronica caratterizzata da un eccesso di zuccheri nel sangue (iperglicemia). Questa condizione può essere causata da una produzione di insulina (l’ormone preposto a regolare il livello di glucosio nel sangue) insufficiente o da una sua errata azione. Generalmente, il diabete esiste come tipo 1 (caratterizzato dall’assenza totale di secrezione insulinica) e tipo 2 (derivante da una ridotta sensibilità dell’organismo all’insulina). Ovviamente esistono anche altre forme di diabete derivanti da difetti genetici o da situazioni particolari, come il diabete “gestazionale”.

UNA PIAGA MONDIALE

Secondo alcune ricerche, dal 1980 al 2014, il numero di persone adulte affette da diabete nel mondo si è quasi quadruplicato, passando da 108 a 422 milioni. Il fenomeno è collegato a un aumento dei fattori di rischio associati a questa patologia come il sovrappeso e l’obesità, ma non dobbiamo dimenticare che l’eredità genetica gioca, anche in questo caso, un ruolo importantissimo. Inoltre, sembra che si sia diffuso più velocemente in quei paesi a basso e medio reddito, rispetto a quelli ad alto reddito.

Secondo le statistiche dell’OMS nel mondo:

  • sono 1 milione 500mila i decessi attribuiti ogni anno al diabete;
  • il 9% degli adulti sono affetti da diabete;
  • il 90% delle persone diabetiche sono affette da diabete di tipo 2.

Questi numeri sono destinati ad aumentare se non verranno messe in campo importanti politiche di prevenzione.

LA SITUAZIONE IN ITALIA

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha elaborato un rapporto dove si evince che in Italia l’incidenza del diabete è maggiore negli uomini che nelle donne, in totale l’8,5% della popolazione ne risulta affetta. Complice di questa patologia, oltre il sovrappeso e l’obesità, è l’inattività fisica, che coinvolge più di un terzo dei casi. Infatti, le cause di questa malattia sono dovute ad una commistione di fattori genetici (la familiarità) e fattori ambientali (come vita sedentaria e abitudini alimentari scorrette). Il nostro Paese si distingue per una generale disponibilità delle medicine e delle tecnologie di base nelle strutture sanitarie pubbliche.

I SINTOMI

Il diabete è una malattia definita “subdola” perché, nella maggior parte dei casi, l’iperglicemia non si associa ad alcun sintomo o segno particolare. In alcuni casi, invece, i primi sintomi compaiono dopo molti anni e il soggetto presenta stanchezza, un aumento della sete e della diuresi, perdita di peso, malessere generale, dolori addominali e, in casi particolarmente acuti, confusione mentale e perdita di coscienza. Questo accade perché valori di glicemia superiori alla norma aumentano il rischio di complicanze vascolari. Se questa malattia non viene diagnosticata e trattata in modo appropriato, possono insorgere complicanze anche molto severe in grado di condizionare la qualità della vita, abbreviandola in media di sei anni. I danni causati dal diabete possono riguardare diversi ambiti:

  • neurologici: alterazione del sistema nervoso, deficit sensitivi, motori, visivi e acustici;
  • renali: danni alle strutture filtranti del rene;
  • oculari: alterazione dei vasi sanguigni con conseguente peggioramento della vista fino alla cecità;
  • cardio-cerebrovascolari: infarto miocardico o cardiopatia ischemica e ictus cerebrale.
COME FARE PREVENZIONE

Come combattere una malattia così subdola e dannosa? Sicuramente possiamo lavorare sul nostro stile di vita, cercando di includere un’attività fisica aerobica di moderata intensità della durata di 20-30 minuti al giorno o 150 minuti alla settimana. Fondamentale, poi, l’alimentazione perché una dieta ricca di acidi grassi saturi (grassi animali) aumenta il rischio di sviluppare il diabete, mentre la parziale sostituzione di questi ultimi con acidi grassi insaturi lo riduce (i cosiddetti omega 3).

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