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Smart City

Digitale

LA SMART CITY PER DARE AI CITTADINI PIÙ SERVIZI E QUALITÀ

Il concetto di Smart City è tra le definizioni recenti più usate (e per alcuni versi abusate) degli ultimi anni.

Il termine “Smart” si ricollega al concetto di “intelligente” e “digitale” ed include una vasta gamma di progetti finalizzati a incrementare la sostenibilità ambientale, i servizi e la qualità di vita nelle città. Una città del futuro, quindi, che usa la tecnologia e il digitale non come elemento fine a sé stesso ma per aumentare il benessere delle persone e migliorare la loro vita.

All’interno di questa strategia progettuale, i cittadini hanno un ruolo fondamentale in quanto il loro coinvolgimento attivo è indispensabile per il raggiungimento di specifici obiettivi.

TRENTO SMART CITY

In questo processo virtuoso troviamo l’ampio progetto “Trento Smart City”: un percorso partecipativo che punta a coinvolgere cittadini, imprese e istituzioni territoriali per attuare il cambiamento tenendo conto della storia e delle peculiarità della città di Trento.

Lo scopo del progetto è quello di modificare la città affinché possa rispondere alle necessità dei cittadini mantenendosi, però, in continuità con le origini, la storia e le specifiche caratteristiche di Trento.

Viene usata ogni forma di tecnologia come sensori, informatica, big data, intelligenza artificiale e altro sia per potenziare i servizi esistente che per aggiungerne di nuovi.

“Trento Smart City” è un’esperienza significativa che ha incentivato la nascita di altri progetti innovativi come “Smart Electromagnetic Environment”.

SMART ELECTROMAGNETIC ENVIRONMENT

“Smart Electromagnetic Environment” è un nuovo laboratorio di ricerca nato dalla collaborazione tra il Dicam dell’Università di Trento e il Centro Sensors&Devices della Fondazione Bruno Kessler.

Il Dicam (Dipartimento di Ingegneria civile, ambientale e meccanica) ha sviluppato soluzioni tecnologiche all’avanguardia e ha costruito una rete internazionale di laboratori e di collaborazioni con i principali operatori internazionali. La Fondazione Bruno Kessler, invece, è una celebre realtà che si occupa di sviluppare sensori e dispositivi di nuova concezione per la Big Science e per applicazioni industriali e tecniche.
La collaborazione consentirà la nascita di nuove tecnologie finalizzate ad aumentare il benessere dei cittadini e l’efficienza delle imprese.

LA PELLE INTELLIGENTE

Il nuovo laboratorio “Smart Electromagnetic Environment” (Seme) mira a progettare la Smart city del futuro, più sostenibile e sicura. Una città con un ambiente elettromagnetico intelligente fatto di meno stazioni radio ma di una connessione capillare e ampia possibile grazie agli edifici che non sono più ostacoli ma diventano “ripetitori” del segnale.

Questo è possibile grazie all’applicazione di una “pelle intelligente” da inserite negli edifici esistenti o in fase di progettazione. Un materiale ingegnerizzato, progetto ad hoc e altamente avanzato in grado di migliorare e aumentare l’interazione tra i segnali e l’ambiente circostante. Gli edifici si trasformano così in ampi specchi che riflettono il segnale dati e lo indirizzano dove serve.

Una rivoluzione nell’ambito della progettazione dove gli edifici non sono più visti come impedimenti alla propagazione del segnale ma elementi in grado di creare aree di connessione più ampie e senza “zone cieche” nella ricezione.

Queste “pelli intelligenti” aumenterebbero l’efficienza e la qualità della connessione ma incidono positivamente anche sulla bellezza, sull’ordine e sul benessere delle nostre città perché renderebbero superfluo l’installazione di nuove stazioni di trasmissione. Inoltre, questa nuova tecnologia non incrementerebbe i livelli di campo elettromagnetico nell’ambiente.

COLLABORAZIONI PER UNO SVILUPPO STRATEGICO

Andrea Simoni, segretario generale di Fbk, ha dichiarato:

«Siamo davvero orgogliosi di questa nuova sinergia che si è creata tra Fbk e Università su un’interessante tematica che si colloca in pieno nella linea di sviluppo strategica in atto a livello nazionale e internazionale per le telecomunicazioni del futuro».

Oreste Salvatore Bursi, direttore del Dicam ha affermato che:

«Un ambiente intelligente, più inclusivo e sicuro e migliori servizi possano essere un obiettivo alla portata di tutte le comunità, grazie all’uso di tecnologie green a basso consumo energetico. Si tratta di sfide che rivestono un forte interesse non soltanto nel mondo scientifico, ma anche in quello industriale. Questo laboratorio permetterà al nostro Dipartimento di crescere ulteriormente, proporsi con ancora maggiore competitività, attrarre nuove risorse ma anche studenti e studentesse di qualità».

IL FUTURO DIGITALE

I progetti per la Smart City del futuro consentono la nascita di nuovi scenari per lo sviluppo e aumentano la competitività italiana in questo settore della ricerca, sia a livello nazionale che internazionale.

È fondamentale approfondire tematiche strategiche legate al settore dei materiali, dei microsistemi, dell’energia e dell’ambiente che ci aprono verso nuove possibilità e soluzioni.

L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

Noi con il pallino della gestione dei rischi, purtroppo, non possiamo fermarci all’entusiasmo che ci pervade leggendo questi progetti. Dietro ogni innovazione tecnologica si nascondono insidie e dubbi – più o meno ingenti – che possono decretare la riuscita o meno di interi progetti. Pensiamo per esempio alla c.d. tecnologia 5 G, che ha generato polemiche, fake e molte azioni di protesta basate soprattutto su eventuali presunti danni possibili alla salute umana. Forse l’idea di vivere in palazzi che fungono da ripetitori potrebbe finire col generare moti simili di chissà quale portata. Queste considerazioni, lungi dal voler “fermare il progresso” speriamo siano di stimolo alle ricerche e alle promozioni dei progetti di “smart Cities” perché oltre agli aspetti energetici, tecnologici, avanguardistici e di efficienza, si prendano sempre in maggior considerazione anche quelli relativi alla sicurezza, alla salubrità e a tutto il panorama dei possibili rischi connessi.

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