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LEADERSHIP AL FEMMINILE E MONDO DEL LAVORO

Sebbene negli ultimi anni la presenza delle donne nel mondo del lavoro sia cresciuta in modo significativo, persistono tra donne e uomini ancora molte disparità in diversi aspetti della vita professionale. E di questo le lavoratrici sono sempre più consapevoli. A confermarlo è la recente survey EYSWGLa leadership al femminile nel mondo del lavoro”, realizzata su un campione di oltre 700 lavoratrici e manager (in egual numero tra uomini e donne) sul ruolo delle donne all’interno delle aziende italiane.

Dalla ricerca, infatti, è emerso che, rispetto allo scorso anno, il 55% delle lavoratrici intervistate (+7%) ritiene che nella propria azienda ci sia una differenza salariale tra uomini e donne. Non solo, il 61% (+9%) ritiene che ci sia uno squilibrio in termini di opportunità di carriera nonostante sia aumentata, soprattutto tra i dirigenti maschi (+19%), la percezione che una “leadership femminile consenta alle imprese di raggiungere meglio gli obiettivi aziendali“.

“Mai prima d’ora vi è stata così tanta consapevolezza nel mondo aziendale della necessità e dei benefici di sostenere e promuovere le donne nel corso della loro carriera lavorativa.
Tuttavia, la percentuale di donne che ricoprono ruoli dirigenziali rimane ancora estremamente contenuta: le donne nei Cda delle società italiane hanno raggiunto il 43% alla fine del 2022, ma sono ancora poche le presenze femminili ai vertici: nel 2% dei casi amministratrici delegate e nel 4% presidenti”.

Stefania Radoccia – EY Italy, Managing Partner Tax & Law
VISSUTO AZIENDALE

Questa nuova consapevolezza, per le lavoratrici in primis ma anche per le dirigenti, ha portato a prestare maggior attenzione a ciò che succede all’interno del proprio contesto lavorativo e, conseguentemente, a valutare in maniera più critica la situazione ed il proprio vissuto.

Le principali barriere alla crescita di una leadership al femminile, da quanto emerge dalla survey, sembrano essere collegate, per l’86%, alla difficoltà di conciliare lavoro e vita familiare nonché, per il 74%, al poco spazio che gli uomini lasciano alle donne. Un dato positivo è la maggior consapevolezza nei dirigenti uomini dello squilibrio dei ruoli direttivi in azienda.

Invece, per quanto riguarda la percezione sulla presenza di servizi e attenzioni in tema di gender gap e le possibili contromisure, il dato risulta in contrasto tra donne e uomini: il 58% dei dirigenti uomini ritiene che in azienda sia presente una struttura dedicata al gender gap contro il 23% delle dirigenti.
Inoltre, metà dei dirigenti intervistati, sostiene che la propria azienda abbia già in corso un piano per la parità di genere anche se non presentato ai lavoratori. Questo dato lascia trasparire una certa insofferenza nei confronti della pressione per fare scelte più inclusive.

PROPENSIONE AL CAMBIAMENTO

Come abbiamo già visto in molti altri articoli, c’è una propensione al cambiamento e le donne non sono da meno: quasi due intervistate su tre hanno dichiarato di voler cambiare lavoro nei prossimi tre anni. Anche se la maggior parte vorrebbe rimanere in un ruolo dipendente, una quota considerevole punta ad aprire un’attività autonoma, professionale o imprenditoriale.

Sebbene le donne abbiano oggi una marcia in più e le imprese femminili siano un valore aggiunto, dall’indagine emerge che, per tre intervistate su quattro, in Italia le difficoltà per una imprenditrice sono maggiori rispetto ai colleghi maschi.

VOGLIA DI LIBERTÀ

Un tema che emerge in tutta la sua complessità riguarda la libertà individuale e i ruoli sociali. Il 59% delle le donne intervistate ritiene che il modello organizzativo della propria azienda sia vincolante con poco spazio per la realizzazione individuale per circa una lavoratrice su quattro. Inoltre, soprattutto per le più giovani, si fa sentire il peso delle attese sociali connesse al genere trasformando il luogo di lavoro in un ambiente in cui una donna si sente meno libera.

PROMUOVERE E SOSTENERE LE DONNE NEL MONDO DEL LAVORO

“Gli ultimi anni sono stati contrassegnati da importanti battute d’arresto sul fronte della parità di genere nel mondo del lavoro: dall’impatto della pandemia di COVID-19 alla crisi economica, passando per le tensioni geopolitiche.
Viviamo un momento storico molto importante: il raggiungimento dell’uguaglianza di genere è tra gli obiettivi dell’Agenda 2030 ONU per lo Sviluppo Sostenibile nonché uno dei pilastri nei progetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Qualcosa si sta muovendo: dalla direttiva UE sulle quote di genere nei Cda delle quotate a quella sulla parità salariale, passando per la normativa italiana della certificazione di genere.
Le aziende italiane devono farsi trovare pronte: la valorizzazione dei talenti femminili è una leva chiave per l’economia e la società più in generale, per stimolare l’innovazione e aumentare la resilienza.
Ora più che mai è necessario agire in ecosistema e incoraggiare azioni concrete e coraggiose per sostenere e promuovere le donne nel mondo del lavoro“.

Stefania Radoccia – EY Italy, Managing Partner Tax & Law
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