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PROSEK O PROSECCO?

Dopo la rivoluzione contro l’approvazione del Parmesan e la diatriba tra il Tocai friulano e il Tokai ungherese, ecco all’orizzonte una nuova battaglia a difesa della denominazione del Prosecco. La Commissione europea – dando seguito alla procedura per il riconoscimento del Prosek croato, avviata quest’estate – ha dato l’assenso alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale Ue della domanda di registrazione della menzione tradizionale del vino locale croato e il relativo iter sembra andare avanti spedito.

MIPAAF

Il Mipaaf, l’Unione italiana vini (Uiv), l’Organizzazione italiana delle imprese, il Ministero delle Politiche Agricole e COPAGRI ritengono che i tempi della procedura europea (circa due mesi) debbano utilizzarsi per opporsi con ogni sforzo a questo riconoscimento. Le preoccupazioni sono molte: oltre a generare confusione tra i consumatori, infatti, si finirebbe col creare un precedente molto rischioso per la tutela dei prodotti DOP e DOCG che sono il fiore all’occhiello di molte realtà Made in Italy.

UIV E ORGANIZZAZIONE ITALIANA DELLE IMPRESE

Il Prosecco “è un nome geografico e pertanto la protezione dell’Ue si estende contro fenomeni di usurpazione, compresi quelli generati da sinonimi. L’Unione non può sottovalutare il rischio di confusione per il consumatore: il nome Prosek richiama inevitabilmente, per un consumatore normalmente informato (come ricordato dalla Corte di giustizia), le bollicine del nostro Paese”.

Organizzazione italiana delle imprese (che rappresenta l’85% dell’export di vino italiano)

“Continueremo a sostenere il Mipaaf e gli organismi di tutela del nostro Prosecco, per difendere il prodotto con tutte le argomentazioni giuridiche e politiche di un caso che rischia di rivelarsi un pericoloso precedente, soprattutto per la protezione in alcuni mercati internazionali, dove il nome della denominazione è utilizzato da altri produttori, indebolendo l’immagine del prodotto italiano”.

UIV – Unione italiana vini
MINISTERO POLITICHE AGRICOLE

“La decisione della Commissione Europea sul riconoscimento dell’indicazione geografica protetta del vino croato Prosek è sbagliata. Il Ministero si è già opposto a questo riconoscimento e utilizzerà ogni argomentazione utile per respingere la domanda di registrazione promossa dalla Croazia, anche appellandosi ai principi di tutela espressi dalla Corte di Giustizia in casi analoghi, come ad esempio avvenuto nel recentissimo caso dello Champanillo spagnolo”. 

Ministero delle Politiche Agricole
REGIONE VENETO

“L’Ue dovrebbe capire che, non solo si tratta di un prodotto che ha avuto tutti i riconoscimenti formali dalle stesse strutture amministrative della Commissione Europea, anche rispetto alla riserva del suo nome, ma il Prosecco ha addirittura ottenuto il massimo riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità da parte dell’Unesco. Tanto è vero che il territorio in cui si produce è definito le colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene. Quindi adesso saremmo costretti a discutere anche sul nome di un sito già proclamato ufficialmente Patrimonio dell’Umanità. Così non si difende l’agricoltura e così non si difendono investimenti. Ma, soprattutto, così si mortifica la storia e l’identità di un territorio. Spero che ci siano gli strumenti per ricorrere. La Regione farà la sua parte”.

Luca Zaia – Presidente Regione Veneto
COPAGRI

“La decisione della Commissione Europea di approvare la domanda di riconoscimento della denominazione protetta per il vino croato Prosek ci lascia molto perplessi, in quanto rischia di ingenerare una pericolosa confusione nei consumatori, con particolare riferimento a quelli stranieri, che potrebbero facilmente cadere in errore vista la notevole somiglianza etimologica con il nostro Prosecco
Concordiamo con la dura e immediata presa di posizione del Mipaaf, che ha chiarito l’intenzione del nostro Paese di opporsi con ogni mezzo a questo riconoscimento che rischia di arrecare un notevole danno economico a uno dei prodotti di punta del Made in Italy agroalimentare, che ha saputo reggere egregiamente l’urto della pandemia e che contribuisce in maniera significativa alla crescita delle esportazioni nazionali, con una produzione di ben 600 milioni di bottiglie ogni anno.

… Le argomentazione utili a far tornare sui suoi passi la Commissione Ue e far respingere una simile richiesta di riconoscere una denominazione protetta a nostro avviso ci sono tutte; basti pensare alla recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che appena pochi giorni fa aveva sanzionato la catena spagnola ‘Champanillo’, in quanto il suo nome evocava il noto vino francese, con il pericoloso rischio di ingenerare confusione nei consumatori e di sfruttarne indebitamente la fama, esattamente la stessa cosa che temiamo possa avvenire in questo caso”.

Franco Verrascina – Presidente Copagri
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