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Ritorno a scuola

Scuola & Università

RITORNO A SCUOLA

Il Ministero ha comunicato che dal 14 settembre è previsto il ritorno a scuola. Gli istituti del sistema nazionale italiano, da quelli per l’infanzia a quelli di primo e secondo ciclo di istruzione, riapriranno. Questa sembrerebbe una certezza, tuttavia le modalità sono tutt’altro che chiare.

Ogni Regione adotterà le determinazioni di propria competenza in materia di calendario scolastico. Il tutto rispettando la normativa vigente che richiede di effettuare almeno duecento giorni di lezione.

Le attività di recupero e di integrazione relative all’anno scolastico 2019/2020 decorreranno dal 1° settembre 2020 ma molti sono ancora i dubbi e gli interrogativi.

BANCHI MONOPOSTI: SONO REALMENTE UNA NECESSITÀ?

La gara pubblica europea, bandita dal Commissario per l’emergenza Domenico Arcuri per consentire la riapertura delle scuole a settembre, prevede la fornitura di 1,5 milioni di banchi monouso “tradizionali” e 1,5 milioni di banchi di tipo “innovativo”.

Il rischio percepito è che la gara vada deserta poiché i tempi sono davvero molto stretti: la scadenza per il bando è prevista per il 30 di luglio, i contratti dovranno essere firmati entro il 7 agosto e l’azienda che si aggiudicherà la gara dovrà assicurare la consegna dei banchi entro il 31 agosto.


I rivoluzionari banchi monoposto, dotati di rotelle e super colorati (costo stimato di 300 euro cadauno, con una spesa che potrebbe sfiorare la cifra di due miliardi) sono oggetto di forti critiche.

LE DICHIARAZIONI

La segretaria generale della Cisl scuola, Maddalena Gissi afferma: “Il nostro timore è che l’acquisto dei banchi sottrarrà risorse alle richieste di personale che le scuole stanno inoltrando. Il nostro obiettivo è avere aule con una sedia, un banco per alunno e un docente per l’intera classe”.

Roberta Fanfarillo, responsabile nazionale dei dirigenti scolastici della Flc-Cgil, dichiara: “C’è il rischio che nel primo giorno di scuola manchino negli istituti i banchi monoposto in numero sufficiente per assicurare la permanenza degli alunni in classe con il distanziamento”.

Il segretario generale della Uil scuola, Pino Turi è molto drastico: “Il problema vero non sono i banchi, ma le persone che stanno dietro e davanti ai banchi e non sappiamo se troveranno gli spazi adeguati per convivere. Basta ridurre il numero degli alunni per classe e i banchi possono restare quelli vecchi”.

https://www.agi.it/cronaca/news/2020-07-28/scuola-banchi-presidi-9281485/

La ministra Azzolina, ferma nella proposta fatta in gara, sottolinea che “oltre a migliorare gli spazi”, il Ministero è al lavoro per “far sì che le lezioni possano essere ospitate altrove”.

Molti inoltre si chiedono se, dovendo limitare gli spazi e gestire le distanze non sia meglio “inchiodare” i banchi al suolo invece di renderli più dinamici attraverso l’uso delle rotelle.

COME RIPENSARE L’ORGANIZZAZIONE DIDATTICA?

Si valuta la possibilità di sdoppiare le classi per gestirle in autonomia, così da evitare assembramenti.

Le organizzazioni sindacali sottolineano che sdoppiare le classi è possibile solo aumentando l’organico ma serviranno anche nuovi collaboratori scolastici.

Infatti sarà indispensabile avere maggiori controlli per evitare assembramenti e garantire una maggiore pulizia degli edifici scolastici.

Il Governo ha annunciato un aumento di organico di 50 mila supplenti, fra docenti e ATA, con la specifica funzione di rispondere a questa nuova esigenza.

Inevitabilmente una simile trasformazione avrà ripercussioni su molti altri aspetti.

Ad esempio i trasporti e le famiglie. Come cambieranno i flussi sui mezzi pubblici? Quali strategie verranno adottate per agevolare gli spostamenti e contrastare il traffico?

In una famiglia di genitori lavoratori, quali effetti si potrebbero avere a seguito di una trasformazione dell’orario di scuola?

COSA DIRE SUI TEST SIEROLOGICI?

Un’altra grande incognita riguarda il protocollo d’intesa che il Miur ha formalizzato insieme ai sindacati della scuola sui test sierologici a personale scolastico e studenti.

Il personale scolastico dovrebbe sottoporsi ai test in concomitanza dell’inizio della didattica.

I test agli studenti dovrebbero essere a campione. Gli alunni dovrebbero prima comunicare la propria disponibilità e successivamente saranno sottoposti al prelievo solo quelli sorteggiati.

Il test dovrebbe essere gratuito e dovrebbe avvenire non all’interno della scuola ma in strutture di medicina di base.

Il modello è lo stesso usato per le indagini di sieroprevalenza sul personale sanitario e delle forze dell’ordine.

Il docente verrà sottoposto al tampone per la verifica della positività al Covid-19 e i dati verranno inseriti nella piattaforma nazionale.

Il protocollo dovrebbe prevedere anche l’individuazione di un medico competente in ogni scuola con il compito di effettuare il servizio di sorveglianza sanitaria.

Un’operazione mastodontica: basti pensare che già solo La Regione Lazio sottoporrà al test di sierolprevalenza circa 120mila persone tra insegnanti, tecnici amministrativi, personale ausiliario e di sostegno delle scuole di ogni ordine fino al secondo grado, comprese le paritarie. 

Questo protocollo sarà davvero il metodo migliore per tenere la scuola al sicuro?

Gli studi e le procedure sono in corso, molte sono le questioni da chiarire ma resta una grande la certezza: l’apertura della scuola è un tassello fondamentale e delicato per lo svolgimento “tradizionale” del nostro stile di vita.

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