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L’AGRICOLTURA PER IL FUTURO

Il nuovo rapporto pubblicato dalla FAO mostra i danni causati dalle calamità naturali che impattano, in modo particolarmente violento, sul settore dell’agricoltura, creando moltissimi danni economici e minacciando la nutrizione.

Le perdite economiche più ingenti riguardano il settore agricolo perché questo è, direttamente, condizionato dalle catastrofi naturali, che recentemente stanno aumentando di frequenza e intensità.

IL RAPPORTO DELLA FAO

Il rapporto segnala tra i fenomeni peggiori gli incendi, gli eventi catastrofali, sciami di insetti eccezionalmente grandi e rischi biologici recenti, come la pandemia COVID-19.
Le calamità descritte generano vittime e distruggono mezzi, causando ripercussioni economiche negative a cascata. Gli effetti coinvolgono livelli più piccoli, come famiglie e comunità, ma anche livelli più ampi di scala regionale e nazionale.

Le conseguenze impattano per il 63% direttamente sull’agricoltura ma, in una qualche misura, non risparmiano neppure l’ambito industriale, commerciale e turistico. Ovviamente sono i paesi più poveri a pagare il prezzo più alto: tra il 2008 e il 2018 le calamità naturali sono costate a questi paesi oltre 108 miliardi di dollari.

Durante il lancio del rapporto, il Direttore Generale della FAO QU Dongyu ha dichiarato:

“Le calamità hanno ripercussioni immense; per valutarne e comprenderne la dinamica e, di conseguenza, mitigarne i costi sono necessari interventi immediati. Un’accresciuta esposizione ai rischi è divenuta la ‘nuova normalità’ e i cambiamenti climatici sono destinati ad aggravare ulteriormente la situazione”.

PROBLEMA SICCITÀ

Nel rapporto si specifica che la causa principale delle perdite è la siccità. In agricoltura, l’82% di tutti i danni è causato dalla siccità. A seguire troviamo inondazioni, tempeste, parassiti/malattie e incendi boschivi.

Per quanto riguarda l’agricoltura italiana, la Coldiretti ha stimato che i danni provocati dalla siccità hanno un costo di un miliardo di euro all’anno. Nel nostro Paese, con le infrastrutture che abbiamo, riusciamo a trattenere solo l’11% dei 300 miliardi di metri cubi di acqua derivanti dalle piogge annuali.

Il rapporto della FAO indica i passi fondamentali da compiere per fronteggiare questa situazione. Prima di tutto è indispensabile investire nella resilienza e nella riduzione dei rischi, anche attraverso una corretta raccolta ed elaborazione dei dati, in modo da poter agire in modo puntuale e tempestivo anche in futuro, facendo tesoro delle esperienze già vissute.

Questi problemi globali si risolvono solo attraverso risposte olistiche. È indispensabile una collaborazione che abbraccia tutti i settori e tiene conto delle varie tipologie di pericolo. Bisogna considerare i rischi naturali ma anche quelli antropici e biologici (come il Covid-19), tutto in natura è connesso e legato da rapporti di reciprocità.

IL PIANO DI COLDIRETTI

Tra le soluzioni utili ad affrontare l’attuale situazione, la Coldiretti ha già elaborato un nuovo progetto per il nostro territorio. L’obiettivo è legato alla transizione verde e permetterà di risparmiare il 30% di acqua per l’irrigazione, ridurrà il rischio di alluvioni e frane, aumenterà la sicurezza alimentare e la disponibilità idrica, anche in caso di incendi.

Non sono previsti veri e propri interventi edilizi in quanto si andrà a costruire una rete di piccoli invasi su tutto il territorio nazionale. Niente cemento, solo piccoli laghetti realizzati in armonia con il paesaggio in grado di conservare l’acqua per poi distribuirla, al momento opportuno, ai cittadini, alle industrie e all’agricoltura.

Questo consentirebbe di incrementare il valore paesaggistico dei territori e di realizzare aree di stoccaggio green in linea con il Recovery Plan e con gli obiettivi dell’Agenda 2030.

SOLUZIONI HI-TECH PER L’AGRICOLTURA

Sono molte le innovazioni e le tecnologie utili per affrontare e mitigare i rischi di disastro in agricoltura come: il telerilevamento, i dati geospaziali, i droni, i sensori di campo, la tecnologia robotica e gli strumenti di apprendimento automatico.

Lo sviluppo di nuove soluzioni per l’agricoltura passa, anche, attraverso la digitalizzazione e la creazione di un ecosistema che consenta un maggior risparmio di risorse, una qualità alta dei prodotti con un basso impatto ambientale e costi minimi.

I nuovi strumenti consentono un accurato controllo delle risorse idriche ed energetiche, l’ottimizzazione del dosaggio dei concimi e usano IoT e Blockchain per monitorare tutta la filiera, dal campo alla tavola.

Tra le tecnologie più innovative abbiamo la serra idroponica che consente ai coltivatori di aumentare qualità e quantità dei prodotti anche in terreni poco fertili. Su pochi ettari di terreno è possibile impiantare un business di milioni di euro.

LA SERRA IDROPONICA

In Italia abbiamo una delle più grandi serre idroponiche: si estende per 13 ettari a pochi chilometri da Grosseto. All’interno si coltivano pomodori, insalate, bietole, cavoli e basilico. Nel giro di due anni ha creato oltre 150 nuovi posti di lavoro, fatturando 13 milioni di euro nel primo anno di attività. L’idea generatrice del progetto è nata a seguito delle dichiarazioni della FAO secondo cui nel 2050 saremo ben 10 miliardi sul pianeta e ci vorrà il doppio dell’acqua e del terreno per produrre cibo per tutti.

IL FUNZIONAMENTO

L’architettura della serra idroponica richiama il modello della serra olandese e consente di avere un’agricoltura di precisione, in grado di produrre di più usando molto meno. Queste serre somigliano poco ai tradizionali campi coltivati e sono più simili a fabbriche ad altissima tecnologia.

La terra non c’è più, è stata sostituita da supporti artificiali dove la radici affondano facilmente raggiungendo l’acqua, arricchita di nutrienti, che viene fatta circolare nella zona sottostante.

La produzione procede per 10 mesi su 12, nei mesi più freddi si usano dei riscaldamenti. I termosifoni sono dei lunghi tubi che scorrono accanto ai filari e funzionano anche come binari per i carrelli delle diverse lavorazioni. La temperatura e l’umidità sono ottimali per le piante ma in grado di scoraggiare parassiti e patogeni. La caldaia usa i residui delle lavorazioni boschive della zona.

Nella serra viene immessa anidride carbonica, il gas serra qui è un alleato delle piante. I pesticidi sono sostituiti dalla lotta biologica integrata, ossia: qualora compaia un parassita invasore, questo viene attaccato con un suo predatore naturale.

L’acqua destinata all’irrigazione viene riutilizzata a circuito chiuso, come su un’astronave. La serra usa acqua piovana e ha un impatto molto limitato: solo il 10% rispetto alla quantità di cui queste coltivazioni avrebbero bisogno se fossero posizionate in campo aperto.

Per alimenti come l’insalata, i cavoli, la bieta e il basilico il procedimento è simile ma non si usa la spugna per le radici. In questo caso i contenitori ad alveoli galleggiano direttamente sull’acqua arricchita da nutrienti.

UNA NUOVA AGRICOLTURA

L’agricoltura è uno dei settori più antichi della nostra storia e della nostra economia. La sopravvivenza ed il benessere di tutti noi è intrinsecamente collegato a questo ambito.

Il cambiamento delle antiche modalità di fare agricoltura è sempre più impellente e le aziende agroalimentari stanno dimostrando come la tradizione può coniugarsi e integrarsi con l’innovazione.

Le linee guida per il futuro sono legate alla cura per il prodotto, al rispetto dell’ambiente e alla nascita di una nuova società civile ed umana. In questo scenario è sempre più utile un’accurata analisi finalizzata a investimenti resilienti e alla riduzione dei rischi, così da coordinare un’efficiente azione globale.

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