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NUTRINFORM NUTRISCORE

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QUESTIONI DI ETICHETTE

NUTRISCORE VS NUTRINFORM

L’etichetta “A BATTERIA” NUTRINFORM ITALIANA batte quella “A SEMAFORO” NUTRISCORE per gradimento dei consumatori e completezza di informazioni. Lo attestano i dati dell’OSSERVATORIO WASTE WATCHER INTERNATIONAL, con l’ampia indagine che ha coinvolto un campione statistico di 7000 cittadini in 7 Paesi del Mondo: USA, RUSSIA, CANADA, REGNO UNITO, GERMANIA, SPAGNA E ITALIA.

Il punto a Roma, in un partecipato confronto con il Ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli e i vertici di Agrinsieme, Federalimentare, Unioncamere, Ipsos e campagna Spreco Zero.

Nutrinform, il sistema di etichetta “a batteria” dei prodotti alimentari proposto dall’Italia, risulta essere, con punteggi molto simili a quelli dell’etichetta attualmente in uso nel nostro Paese, una delle due modalità più apprezzate dal consumatore in relazione ai comportamenti e alle abitudini di acquisto. Nutrinform, infatti, risulta essere particolarmente apprezzato dai canadesi, con un indice di gradimento di 102, e dai russi (71); anche la tabella nutrizionale dell’attuale etichetta viene molto apprezzata, con un punteggio massimo di 110 in Canada e di 81 in Russia. Il Nutriscore, ovvero la cosiddetta etichetta “a semaforo”, è al contrario il sistema meno gradito, con indici negativi in tantissimi Paesi (con picchi di -109 in Italia e -94 in Canada), ad esclusione della Germania e della Spagna, che mostrano un indice di gradimento, seppur basso, di 35 e 6.

L’INDAGINE

Questo è quanto emerge dall’indagine “Le etichette fronte pacco in 7 Paesi: Nutriscore VS Nutrinform, a cura dell’Osservatorio Waste Watcher International diretto dal professor Andrea Segrè, monitorata con Ipsos, Università di Bologna e campagna Spreco Zero, in sinergia con Agrinsieme, Federalimentare, Federdistribuzione e Unioncamere.

L’indagine offre un articolato report su base internazionale, visto che può contare su un campione statistico di settemila cittadini di sette Paesi del mondo: Stati Uniti, Russia, Canada, Regno Unito, Germania, Spagna e Italia. Il rapporto, che ha approfondito il dibattito in corso sulle etichette alimentari e su come queste possano andare a influenzare il giudizio e le abitudini dei consumatori, è stato presentato oggi dal direttore scientifico dell’Osservatorio e professore dell’Università di Bologna Andrea Segrè e ha dato vita a un partecipato dibattito nel quale si sono confrontati, alla presenza del Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Stefano Patuanelli, il direttore scientifico di Ipsos Enzo Risso, il copresidente del coordinamento di Agrinsieme Franco Verrascina, il direttore generale di Federalimentare Nicola Calzolaro e il segretario generale di Unioncamere Giuseppe Tripoli.

LA METODOLOGIA USATA E IL CAMPIONE PRESO IN ESAME

L’analisi ha preso in esame tre tipologie di etichette fronte pacco, ovvero quella attualmente in uso, basata sull’indicazione delle quantità dei valori nutrizionali, il sistema Nutrinform proposto dall’Italia, che indica l’apporto percentuale di grassi, zuccheri e sali rispetto all’assunzione quotidiana raccomandata, e l’etichetta Nutriscore in uso in Francia, che associa ad ogni alimento un colore che ne indica il grado di salubrità. L’indagine ha riguardato un campione rappresentativo di mille individui per ciascun paese oggetto del rapporto, ovvero Italia, Spagna, Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Canada e Russia, ed è stata condotta seguendo il metodo CAWI (Computer Assisted Web Interviewing).

L’ETICHETTA IN ITALIA E NEGLI ALTRI PAESI ESAMINATI

Il Nutrinform riscuote un consenso sensibilmente più ampio e trasversale rispetto al Nutriscore per ciascuno degli elementi presi in esame per valutare il giudizio dei consumatori dei Paesi oggetto dell’indagine, andando in particolar modo a rispondere in maniera più puntuale alle richieste dei cittadini in materia di chiarezza, semplicità, utilità, consapevolezza d’acquisto e completezza d’informazione. In Italia, in particolare, il Nutrinform ottiene ben 23 punti in più del Nutriscore dal punto di vista dell’utilità, 15 in termini di informatività, 13 per completezza e chiarezza e 12 per consapevolezza. La cosiddetta etichetta “a batteria” riscuote un successo maggiore, con indici di gradimento superiori all’etichetta “a semaforo”, anche in Spagna (+7 per chiarezza, +6 per informatività e utilità, +3 per chiarezza, +2 per facilità e consapevolezza), Germania (+6 per completezza, 2 per facilità, +1 per utilità, al pari della per informatività), Regno Unito (+19 per consapevolezza, +13 per informatività e completezza, +8 per utilità e facilità e +6 per chiarezza), Stati Uniti (+7 per completezza, +6 per informatività, consapevolezza, utilità e chiarezza, +4 per chiarezza), Canada (+18 informatività, +17 completezza e utilità, +14 consapevolezza e chiarezza, + 13 facilità) e Russia (+14 per utilità, +13 per completezza, +12 per consapevolezza, informatività, chiarezza e facilità).

L’ETICHETTA E L’UTILIZZO DELLE INFORMAZIONI NUTRIZIONALI

La maggior parte dei consumatori di tutti i Paesi oggetto dell’indagine ha dichiarato di apprezzare le informazioni presenti nelle etichette fronte pacco. In media, il 36% delle persone che hanno risposto ha spiegato che gradirebbe maggiori informazioni relative alla qualità dei singoli ingredienti, mentre il 49% vorrebbe più informazioni sulla loro provenienza (addirittura il 58% in Italia e Germania). Un’altra informazione a cui i consumatori sembrano prestare particolare attenzione è quella relativa alle informazioni nutrizionali (53%) e alle informazioni sugli ingredienti che possono causare allergie (51%). Emerge in modo chiaro come il consumatore dichiari di voler ricevere più informazioni sul cibo che acquista, soprattutto se queste ultime sono legate agli “effetti” che i prodotti potrebbero avere sulla salute. Altrettanto interessante è poi notare quanto minore risulti essere l’attenzione alla sostenibilità e all’impatto che il cibo può avere sull’ambiente negli intervistati del Nord America e della Russia, che considerano in maniera più bassa il legame esistente tra gli alimenti e la propria salute, in netto contrasto con i trend dei paesi UE.

L’ETICHETTA E LE ABITUDINI DI ACQUISTO

Un altro risultato molto interessante è quello che evidenzia come i valori e le informazioni delle etichette nutrizionali possono andare a influenzare significativamente le scelte del consumatore. In media, il 75% dei rispondenti dichiara di utilizzare l’etichetta nel processo decisionale e di acquisto; questa percentuale cresce in Italia, arrivando fino al 78%, e in Spagna (77%), mentre è più contenuta negli Stati Uniti e in Russia, dove comunque non scende sotto il 70%. Questi risultati dimostrano quanto il consumatore si dichiari molto attento nelle scelte di acquisto e come, soprattutto, queste ultime siano fortemente condizionate da quanto riportato sull’etichetta. Ciò fa presupporre che il consumatore acquisisca informazioni su ciò che compra in misura maggiore nel momento dell’acquisto e, visto il tempo contingentato che solitamente si dedica a tale attività, risulta quindi fondamentale che le informazioni veicolate attraverso le etichette siano chiare, leggibili, non fuorvianti e immediatamente comprensibili.

ALCUNI DEI RISCHI DELL’ETICHETTA A SEMAFORO

Anche se la maggioranza dei rispondenti ha dichiarato espressamente di non farsi influenzare particolarmente dai colori usati nell’etichetta Nutriscore, rimane comunque una buona percentuale, pari al 40% circa della media, che cambierebbe le proprie abitudini alimentari in ragione dei colori apposti sulle etichette, arrivando addirittura a ridurre i consumi di olio EVO, qualora venisse loro detto che a quest’ultimo corrisponde il colore giallo-arancione, o di Parmigiano Reggiano, ad esempio. Da ciò deriva una conseguenza decisamente preoccupante e rischiosa, che palesa il legame esistente fra il Nutriscore e l’educazione alimentare, o meglio la scarsa educazione alimentare. In altre parole, se l’etichetta a semaforo venisse adottata su larga scala, gran parte degli acquisti alimentari, e in particolar modo di quelli dei consumatori meno educati dal punto di vista alimentare, si sposterebbe seguendo i suggerimenti dei colori riportati nelle etichette, con il concreto rischio che negli acquisti ci si faccia guidare solo dalle etichette più che da una vera e propria conoscenza ed educazione alimentare.

LE DICHIARAZIONI DEI PROMOTORI DELL’INDAGINE
SEGRÈ

“Uno spettro si aggira fra gli scaffali dei supermercati: è l’etichettatura a semaforo sui prodotti che acquistiamo per mangiareUno spettro che presto potrebbe materializzarsi condizionando il consumatore ai colori che danno il via libera all’acquisto: dal verde al rosso. È il cosiddetto Nutriscore, sistema ideato dai francesi, ma in voga nei Paesi anglosassoni, con un algoritmo che si traduce nei colori che frenano, il rosso e l’arancio, o che, come il verde, incoraggiano l’acquisto. Peccato che questo algoritmo risulti ‘premiante’ per alimenti come la pizza surgelata o le patatine fritte e scoraggi al consumo di prodotti cardine della dieta mediterranea e degli stili nutrizionali sani, come l’olio extra vergine di oliva o il parmigiano, ovviamente fruiti nelle corrette quantità.

Dall’indagine Waste Watcher, volendo fare una sintesi calcistica, le ‘batterie’ Nutrinform sviluppate in Italia, un sistema di etichettatura che si basa invece su specifiche come le porzioni e percentuali dei nutrienti, vincono 5 a 0 sul Nutriscore, anche nei Paesi dove esiste la tradizione dei semafori. Lo abbiamo verificato attraverso un Net Performance Index, che ha misurato l’apprezzamento da parte del consumatore di ciascuna etichetta, in base a chiarezza, esaustività, facilità e utilità di consultazione, capacità di informare e produrre consapevolezza. Come sappiamo entro il prossimo semestre la Commissione europea dovrà esprimersi su un’etichettatura nutrizionale armonizzata nei Paesi europei.

Importante, dunque, il nostro studio dove è chiaro il parere dei consumatori: lasciamo a casa i semafori, premiamo l’acceleratore per una corretta informazione, privilegiamo porzioni equilibrate e combinazioni di alimenti appropriate, sosteniamo la Dieta Mediterranea!”.

Andrea Segrè – direttore scientifico del Waste Watcher International-Università di Bologna
VERRASCINA

“I rilevanti contenuti del rapporto presentato oggi ci aiutano a guardare con maggiore chiarezza e obiettività all’acceso dibattito in atto da mesi, a livello comunitario ma anche nazionale, sulle etichette alimentari, mettendo in evidenza due aspetti fondamentali della questione: il primo è che i consumatori sono molto attenti alle informazioni nutrizionali sui prodotti agroalimentari, tanto che vorrebbero avere a disposizione maggiori dettagli sulla qualità e sulla provenienza degli alimenti; il secondo, complementare a quello poc’anzi citato, è che proprio per tale ragione i cittadini orientano le loro scelte di acquisto in base alle informazioni delle etichette nutrizionali, tenendo in grande considerazione il valore salutistico…

Da tutto ciò si evince quanto sia importante avere un sistema di etichette, come ad esempio quello a batteria proposto dal nostro Paese, che sia allo stesso tempo puntuale e preciso, ma anche chiaro e di immediata comprensione, che non si limiti ad associare un colore a ciascun alimento, ma che al contrario vada ad accogliere le richieste dei consumatori per una maggiore e più ampia informazione”.

Franco Verrascina – presidente della Copagri e copresidente del coordinamento di Agrinsieme

Dal comunicato stampa di COPAGRI

RIFLESSIONI

Una cosa è certa, avere basi di una sana educazione alimentare è fondamentale per essere consumatori consapevoli. La storia delle etichette è da sempre molto complessa e travagliata. Per certi versi sembra “semplice” per le grandi aziende produttrici e molto complessa per le aziende più piccole, che poi sono spesso quelle che più investono in ingredienti selezionati, biologici, pensati con cura ed attenzione.

In Italia poi, la tradizione artigianale gastronomica è davvero un fiore all’occhiello che speriamo non sia costretta a pagare pegno per queste direttive di standardizzazione europee. E questo al netto della necessità oggettiva di trasparenza, sicurezza e informazione che ovviamente non viene messa in dubbio. Non ci resta che aspettare le decisioni dei vertici preposti e sperare che “l’etichetta non faccia il cibo” come “l’abito che nontoriamente non fa il monaco”.

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