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atto d'amore

Storie d'estate

UN PICCOLO GRANDE ATTO D’AMORE

9 luglio ore 16,30 domenica Recco. Esco fuori dallo stabilimento, Bagni Marina. Fa caldo, un caldo umido ed appiccicoso. Non è divertente.

Allora decido di farmi una passeggiata, da solo. Ma anche nel paese fa un caldo maligno. Giro per le strade deserte, pochi minuti; poi torno davanti all’ingresso dei Bagni, mi siedo su una panchina sotto un grosso pitosforo; si sta un po’ meglio; tira un’arietta intermittente che quando arriva diventa piacevole. Si porta via per un momento l’aria appiccicaticcia.

Dietro la mia panchina, su un palco allestito nel piazzale del lungomare, l’orchestra Armanini comincia le prove per lo spettacolo della sera. Una giovane cantante inizia una canzone melodica; sembra.al ritmo di un vecchio fox- trot. La voce è gradevole; mi aggradano le cose popolari, anche quelle esageratamente popolari; mi rasserenano; poche strofe d’amore senza velleità e impegno interpretativo per chi canta e per chi ascolta.

Sembra quasi che la musica e l’umidità siano sodali tra loro in una scena compiuta. Mi rilasso. Quando più in là noto una scena insolita: due donne stanno ballando al suono del fox trot. Una donna sugli ottant’anni ed un’altra di una cinquantina. Si muovono lente e con leggiadria; si tengono per le mani, le braccia alzate perpendicolari al corpo, una davanti all’altra; la più giovane sembra condurre la più anziana; lo fa con un gesto affettuoso, protettivo come farebbe una mamma con la sua bambina. Starei ore a guardarle; mi stanno regalando serenità pura.

La musica finisce; la prova degli altoparlanti si è conclusa; le due donne, soddisfatte ed insieme un po’ deluse per la fine del gioco, si fermano e si guardano negli occhi (almeno così io credo). Si dirigono verso la mia panchina. Soltanto ora noto che la donna più anziana porta dei grossi occhiali scuri. Prima che l’altra donna me lo chieda faccio spazio sulla panchina. Mi ringrazia ed io aggiungo: siete state proprie bravissime; la vostra danza mi è proprio piaciuta! E lei soggiunge: avrà notato che mia mamma non vede ma Lei comunque ama moltissimo la danza, da sempre. Osservo meglio le due donne; la più giovane non è priva di un certo fascino, magra, mora di capelli e scura di carnagione non ha perso del tutto quel fascino che sicuramente l’avrà accompagnata fino a qualche anno prima. Non ha fede nunziale all’anulare. Mi guarda con simpatia. La più anziana sorride, forse dice qualche parola che ora non ricordo. Sicuramente è felice per la situazione, per il mio apprezzamento, per essere stata oggetto di attenzione da qualcuno che non sia la figlia.

Sono felice di essere entrato per un attimo nella loro serenità. Avrei mille cose da chiederle. Ma mi basta pensare come l’amore possa far superare anche una disgrazia definitiva come la cecità. Mi piacerebbe capire meglio cosa c’è dietro quella donna. Sicuramente la serenità che regala alla madre contribuisce a rendere più lieve il suo sacrificio. La invidio per non aver saputo dare a mia madre neanche una metà di questo puro amore che questa donna regala alla sua.

Dallo stabilimento escono le mie donne, Anna, Maria e Giulia. Sorridono guardandomi, un po’ ironiche; non possono capire la situazione! E a me non va proprio di spiegarla. Saluto le due donne e la giornata continua.

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